Quando l'orizzonte è piano in ogni direzione, volare o camminare è la stessa cosa.
Pensieri asciutti, lasciati a penzolare su un ramo da un becco ladro.
Prendo una biro, la giro tra le mani come a scrutare se si vedono lettere all'interno dell'inchiostro.Nei vecchi astucci capitava spesso che il liquido uscisse fuori a macchiare l'interno e non c'era carta assorbente che potesse eliminare il danno.
Oggi credo che tutto quell'inchiostro contenesse pensieri inespressi, sensazioni affogate nel blu scuro o nel nero, accenti sparpagliati, come rami lungo un fiume, e parole che non avrebbero mai visto la luce, morte prima di nascere.
A raccoglierle tutte ci sarebbe stato da scrivere un libro.
Poso la biro, la moleskine stasera non sarà tatuata da nessun segno che possa ricondurre a un pensiero o emozione.
Mi concentro sulla tastiera, questa cosa che l'inchiostro non lo contiene ma lo simula.Provo a scrollarla, per vedere se esce qualcosa di buono ma, oltre a qualche sputo di tabacco e granelli di polvere, danzanti alla luce azzurrognola del monitor, nessun'idea sguscia via da quei cubi con le lettere.
Manca qualcosa, o qualcuno.
Mi ritrovo a pensare a un passato che assomiglia a un deserto, le cui dune hanno pian piano coperto i profili di ciò che era.
In realtà ci cammino per questo deserto, senza punti di riferimento, se non quello di andare avanti.La difficoltà è scegliere la direzione dato che, senza una bussola, anche il miglior esploratore è perso.
Ci si potrebbe affidare alle stelle.
Certo.
Ma loro stanno in alto e il cielo non sempre le mostra, come una donna che non vuole spogliarsi del tutto.
Chi mi assicura che non stia girando in tondo, o che il cammino non porti ad altre dune, tutte uguali con la loro curva morbida di sabbia, sfuggevole e in movimento.
Ogni tanto , anche nel deserto, si incontra un fiore e l'unico dilemma è vedere quanto vivrà, o passare oltre, lasciandolo al suo destino e cercando di andare incontro al proprio.

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