Le giornate camminano anche quando sono fermo.
Seduto, come avrebbe apprezzato Confucio, a pensare che possa passare qualche cadavere.
In realtà non me ne frega un cazzo dei cadaveri, penso più a queste giornate che camminano da sole, senza i miei passi.Sono giornate che mi passano davanti senza che io le degni di uno sguardo.
Hanno sole e freddo addosso, e occhi di vetro.Assenti e monotoni nelle espressioni.
Allora me ne accendo tante, seduto su questo scoglio a mezzavia,
per ingannare la testa e fare due smorfie al cielo, a chiedergli una manna che non c'è.
E poi mi perdo ogni tanto, con le iridi fisse su ricordi di pietra , simulacri miliari di un vecchio cammino. Aguzzando lo sguardo e aggrottando la fronte percepisco ancora sfumature, irrorate da sorrisi senza suono.
Le orecchie sono più asettiche come organo sensoriale, hanno la freddezza di dire le cose come stanno, non a caso sono il primo dei cinque sensi che si sviluppa in un feto.Ti tengono a contatto con la realtà, ti svegliano dai sogni, e contengono anche l'equilibrio.Buffo pensare che una cosa che mantiene il tuo equilibrio fisico,recepisca suoni (parole?) che potrebbero minare il tuo equilibrio mentale.
Quando si sta su questi scogli, come rospi in attesa di una libellula,le orecchie si chiudono.
Estraniarsi diventa necessità.
Di necessità si fa virtù.
Anche se fossero aperte, non sentirebbero nulla di quel che si vede lontano.Segni a matita semicancellati, vignette di un cartoon d'annata, grafite spazzata via, come polvere dal vento.Aggiorno la mia esistenza con messe in moto sbagliate.Marcia ancora in folle, pedale del gas nemmeno sfiorato, che sembra nemmeno più sappia dove sia.
E loro passano, queste giornate maledette, che dovresti benedire Qualcuno in alto, o chi per lui, per fartele vedere, e invece si è tentati a ignorarle o a cercare di capire quale sia il punto di vista migliore.Non in assoluto, ma quello che gratifica.
Camminano sempre, queste bastarde, con la testa piena di rumori d'auto e campane registrate, con il viso impuro di bugie e le orme piene d'incongruenza.
Ti chiedi dove sono, quelle che passavano con buoni propositi e promesse elettorali per una vita senza pensieri.
Vorrei scrivere molto altro, su quest'appoggio che nemmeno un pennuto di mia conoscenza avrebbe scelto, ma la voglia è ingoiata dal risucchio delle ore nell'imbuto, e se ne va via con un gorgoglio sommesso,.
Queste giornate, lunghe quanto la vita di una farfalla, che avranno pure altri mille colori da vedere e capire.
Come capitava una volta.
Basta solo trovare il punto di vista migliore.
Seduto, come avrebbe apprezzato Confucio, a pensare che possa passare qualche cadavere.
In realtà non me ne frega un cazzo dei cadaveri, penso più a queste giornate che camminano da sole, senza i miei passi.Sono giornate che mi passano davanti senza che io le degni di uno sguardo.
Hanno sole e freddo addosso, e occhi di vetro.Assenti e monotoni nelle espressioni.
Allora me ne accendo tante, seduto su questo scoglio a mezzavia,
per ingannare la testa e fare due smorfie al cielo, a chiedergli una manna che non c'è.
E poi mi perdo ogni tanto, con le iridi fisse su ricordi di pietra , simulacri miliari di un vecchio cammino. Aguzzando lo sguardo e aggrottando la fronte percepisco ancora sfumature, irrorate da sorrisi senza suono.
Le orecchie sono più asettiche come organo sensoriale, hanno la freddezza di dire le cose come stanno, non a caso sono il primo dei cinque sensi che si sviluppa in un feto.Ti tengono a contatto con la realtà, ti svegliano dai sogni, e contengono anche l'equilibrio.Buffo pensare che una cosa che mantiene il tuo equilibrio fisico,recepisca suoni (parole?) che potrebbero minare il tuo equilibrio mentale.
Quando si sta su questi scogli, come rospi in attesa di una libellula,le orecchie si chiudono.
Estraniarsi diventa necessità.
Di necessità si fa virtù.
Anche se fossero aperte, non sentirebbero nulla di quel che si vede lontano.Segni a matita semicancellati, vignette di un cartoon d'annata, grafite spazzata via, come polvere dal vento.Aggiorno la mia esistenza con messe in moto sbagliate.Marcia ancora in folle, pedale del gas nemmeno sfiorato, che sembra nemmeno più sappia dove sia.
E loro passano, queste giornate maledette, che dovresti benedire Qualcuno in alto, o chi per lui, per fartele vedere, e invece si è tentati a ignorarle o a cercare di capire quale sia il punto di vista migliore.Non in assoluto, ma quello che gratifica.
Camminano sempre, queste bastarde, con la testa piena di rumori d'auto e campane registrate, con il viso impuro di bugie e le orme piene d'incongruenza.
Ti chiedi dove sono, quelle che passavano con buoni propositi e promesse elettorali per una vita senza pensieri.
Vorrei scrivere molto altro, su quest'appoggio che nemmeno un pennuto di mia conoscenza avrebbe scelto, ma la voglia è ingoiata dal risucchio delle ore nell'imbuto, e se ne va via con un gorgoglio sommesso,.
Queste giornate, lunghe quanto la vita di una farfalla, che avranno pure altri mille colori da vedere e capire.
Come capitava una volta.
Basta solo trovare il punto di vista migliore.




