Le colpe sono come i meriti, a qualcuno devono pur andare.
Ovviamente, tranne a chi può volare...
Colpa della chimica.
Allarga la vista, spalanca le palpebre della mente, assorbe la luce dei pensieri, tanti, spesso troppi.Ce le hai li, stampate a fuoco in mente, come marchi sul bestiame.Idee aggrovigliate come nidi di serpenti, qualcuna morde anche.
E fa male.
Poi svaniscono...ossia, non proprio, rimangono li ma non le vedi più.Camaleontiche forme sulla parete del cervello, si mimetizzano e non ne segui più i contorni, come se ti avvicinassi troppo a un quadro.Vedi solo una macchia informe, uno sputo di pennello, una singola nota stonata di pittura.
Ti allontani e la macchia diventa un'iride, poi un occhio, poi un viso, e i contorni di quell'idea rientrano nel cono caldo della vista, divengono chiari, si vestono di parole che trasudano da un pennino ipotetico.Sono già scritte, sai perfettamente con quale grafia affronterai il saliscendi di una A o quando marchi di più su una lettera piuttosto che un'altra, come se conoscessi la strada senza averla mai fatta.
Conosci ogni curva, ogni fottuta stramaledettissima curva.Ed è come se l'avessi sempre conosciuta.
Colpa della chimica.
Dalla brace va in bocca, amalgamandosi sul palato ed evolvendosi con voglia nei polmoni.Si aggrappa, quindi, all'improvviso su per le vene, corde cave di carne, dove scorre il personale Averno di ognuno.
Colpa della chimica, se mi escono parole così a volte, senza avere lo straccio di un'idea da scrivere o a vedere idee senza scriverle su uno straccio di carta.
Colpa della chimica, se ogni cosa ha dentro un fotogramma subliminale su quel che eri.




