mercoledì, 27 febbraio 2008

Secondo il vostro calendario son passati esattamente sei anni.

Secondo quello mio e del mezzelfo, erano molti di più che attendevamo quel giorno.

Abbiamo aspettato dove le unità di misura non esistono, e tutto può essere a misura della propria mente.

Non c'è stata fretta nella nostra attesa, siamo cresciuti, abbiam visto luoghi che non immaginate e incontrato creature di tempi andati.

Poi siamo stati pronti, quando l'umano ha fatto i nostri nomi, scegliendoli con cura e con la giusta sonorità, ad affacciarsi ai suoi occhi, e vedere anche il vostro mondo.

Senza di lui non saremmo mai stati nominati, senza di noi non avrebbe mai vissuto certe emozioni.Abbiamo dato modo di fare incontri che non sarebbero stati possibili, e abbiam preso parecchio del suo essere, nutrendoci delle sue immaginazioni, e fortificandoci dei suoi pensieri.

Non volevamo altro, non vogliamo altro, non vorremo altro.

 

*Giorno Ventesimo settimo del secondo mese del secondo millennio*

Tanakis e Bistrit muovono i primi passi nella mente dell'umano.In seguito, qualche volta cammineranno, non visti, anche al suo fianco, vivendo medesime emozioni.

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lunedì, 18 febbraio 2008

*Tra le tue parole*

Era solo prima dell'Estate.

"Portami via da tutto, ti prego".


In mezzo caddero mesi e giorni
senza mai rialzarsi,

abbracci,sciolti e ingannati,
dal tempo del lasciarsi.


"Non cercarmi più, ti prego".

Era solo prima dell'Inverno.

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giovedì, 14 febbraio 2008

Potrei dire solo una parola, ma lascio ad altre il compito di dirla.

Ascolterai,

               ancora,

sussurri che il vento non sà disperdere.

Udrai parole,

               ogni tanto,

che somiglieranno a un gracchiare lontano.

Giocherai,

              inquieta o distratta,

con dita invadenti tra crini dorati.

Ucciderai,

              per sempre stavolta,

ciò che era già morto.

Rientrerai,

              in quel momento,

nel posto che ti spetta di diritto.

Inabissandoti,

               p__i__a__n__o,

nel profondo di un verde a cui non sorridi più.

 

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sabato, 09 febbraio 2008

Chi cerca trova, ma si trova spesso ciò che non si cerca....

..e voi, cosa cercate qui, oltre a parole già dette?

 

 

Per quanto possa non cercarti.

Inevitabile,

in ogni via d'ombra e luce della mia mente,

seppur invano,

il trovarti.

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domenica, 03 febbraio 2008

Attendevo un pò, che gli eventi seguissero il loro corso e che alcune cose trovassero la giusta collocazione.

Sono stati giorni e notti in cui ho volato spesso sopra l'umano, lasciando senza custode questo albero e-senza foglio alcuno-i suoi rami.

Io fui raccolto da terra, quando il mezzelfo dimostrava poco più di nove anni umani.
Ero caduto dal nido, dopo l'attacco di un predatore.
Così diventò lui la mia unica famiglia, il mio unico albero genealogico:Muore lui, muoio io.
La fortuna sta che nè io nè lui possiamo morire ma, ironia della sorte, non siamo nemmeno eterni.

Come nulla, del resto.

 

La settimana è finita in maniera carina, con un venerdì e un sabato gradevoli.Tra il compleanno di un amico e una serata in teatro,ha lenito un pò la cupezza dei giorni precedenti.

Davvero surreale, la vita, in alcuni suoi capricci e appuntamenti con il tempo, dove qualcuno arriva tardi e qualcun'altro troppo presto.
Ma c'è anche chi arriva alla fine.

C'era un uomo nella chiesa.Guardava davanti a sè, con quegli occhi verdi, più chiari del colore di un prato, e attorno aveva la famiglia che ha costruito, moglie e figli.Aveva anche il resto che si è ritrovato durante la strada della vita.Quello che hai quando nasci, che non puoi scegliere, che ti appare sfocato all'inizio o che nemmeno conosci, e non conoscerai per molti anni.Aveva un genero, aveva dei consuoceri, aveva dei cugini, aveva degli amici ma, sopratutto, aveva sua madre.

La guardava, quella madre, con il verde leggermente annacquato da piccole gocce salate.Sembrava uno di quei mari tropicali, che rispecchiano un cielo che si annuvola sopra di loro, carpendo il grigio delle nubi e mischiandolo a se.La guardava, mentre il prete continuava la sua litania, e lui accettava -si può fare altro in questi casi?-l'ineluttabilità della vita che si trasforma.La guardava rinchiusa in quella specie di crisalide di legno; una crisalide al contrario, da dove non uscirà mai una farfalla, ma dove si rinchiudono per sempre parecchi ricordi, come un cassetto chiuso a chiave, ma senza serratura.

E si era lì, attorno a lei, come rami ancora verdi-come quegli occhi?- a coprire quello che sta per cadere, per poi aprirsi piano, lasciando andare quell'estensione dell'albero genealogico, che non ha più linfa vitale.

Ed è curioso come quell'anziana madre, abbia scelto il giorno del compleanno dell'altra anziana madre.Forse quest'ultima avrà dato una festa da qualche parte dove solo loro, insieme a tanti altri, possono andare, e la prima ha voluto mancare per non mancare.

C'era un uomo nella chiesa, e guarda ancora davanti a sè.
Rimane, però, il fatto assoluto e compiuto che da lunedì 28 gennaio di questo millennio, abbia cessato di esser figlio e non potrà più guardare, ancora,  una sola persona al mondo e dirle " ciao...ciao mamma".

E io..
...io non sarò più nipote.

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