venerdì, 26 gennaio 2007

Prima o poi farà ordine.Intanto gli rubo questo foglio..così avrà una cosa in meno da riordinare..

Si...
.....prima o poi lo farà.

 

Venerdì di un gennaio che è arrivato al suo ventiseiesimo rintocco.
Ultimamente non ci sono tante idee, o forse sì.
Ma sono confuse.Svogliate.Reticenti.
Mi scopro a stare dietro a loro come se fossero belle donne, per cui perdere la testa...d'altronde sono idee..e li stanno.

Divagherò.

Se voglio provare a sedurle devo far finta di nulla, scrivere senza un filo logico, mostrarmi disinteressato alle curve che mostrano, girando per la mente.
Partire da una banalità quotidiana magari, per poi afferrarne una per i capelli e costringerla a mettersi qui, su una carta virtuale dal peso di pochi Kb.Violentarla con garbo, guardarla in faccia con la speranza che sia quella giusta, che sia quella con cui passare una serata.

Accendo una bionda americana, così le chiamavano nel dopoguerra i nostri vecchi, di fattura morbida ovviamente.Spengo la Tv, troppa distrazione per le mie orecchie, meglio un cd con colonne sonore di film.
Violini a iosa appaiono alle mie spalle, i primi sono quelli con la faccia da Platoon, vestono un adagio di Barber niente male, la speranza è che l'idea ci caschi, che venga attratta da onde sonore morbide, malinconiche, con note dalle mani calde.

Insisto.

Qualcuna sembra titubare mentre mi sfilano davanti agli occhi, ma ancora nulla, non vuol sedersi qui al mio fianco e suggerirmi all'orecchio lettere da mettere in fila.

D'accordo, avevo dimenticato di offrire qualcosa.

Mi allontano per preparare un caffè, un goccio di sambuca a dargli un sapore diverso, un cioccolatino per accompagnarlo.
Se al mio ritorno ce ne fosse almeno una seduta sul letto, sarebbe ottimo..ma non è così.

Va bene, forse sono io che non ho occhi per loro stasera, oppure sbaglio qualcosa.
Cambio musica.
C'è un "Jesus to a child" ad aprire una raccolta che non sento da tempo, ideale per ballare un lento con qualcuna di loro.
Stringo aria e sussurro a orecchie che non ci sono.Seguo tratti invisibili con lo sguardo.Appare qualcosa, ma solo per istanti effimeri.
Sembianze del mio lavoro, aspetti di un amore, ricordi di un viaggio, un abbraccio di mia nipote, la casa dove vorrei vivere, le risate degli amici.
Passa tutto in fretta tra le mie mani, scivolando via su un pavimento di musica.
Niente da fare, nessun'idea vuole mostrarsi per intero.Giocano con me, come il gatto con il topo, e dovrebbe essere il contrario.

Altro giro, altra morbida.Avevo smesso per un anno e mezzo e ci sono ricascato, accendino e scarpe comprese.Bel coglione mi dico, e intanto mi perdo tra un fumo grigio chiaro che cerca una via d'uscita strisciando sui vetri della finestra chiusa.

Mi fermo e accetto il rifiuto di un'idea qualsiasi.

Serata da dedicare ad altro evidentemente, magari a un buon sonno, di quelli che non faccio da tempo....sempre che non sia andato in giro con qualche puttana delle mie idee.

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mercoledì, 24 gennaio 2007

*Assenza*

 

Occhio di bue impietoso su maschera di cera,

mani aperte a raccoglier silenzio in sala,

chiuse a cuffia sulle orecchie,

per ascoltare il vuoto.

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sabato, 20 gennaio 2007

Forse i roditori dell'Adurant sarebbero contenti di questo imprevisto.Vuol dire che, al mio ritorno, li troverò più in carne di adesso e sicuramente più gustosi.Se il mezzelfo ha visto giusto,  tra non molto il mio becco e i miei artigli avranno prede più grosse ma.....prometto di non lasciare tracce rosse sui prossimi fogli.

 

Diario di viaggio

Anno settimo del secondo millennio, giorno imprecisato.

Non è ancora tempo, qualcosa non mi convince.

Come tu sai, mio diario, è da parecchio che mi trovo in questa città.
Non così molto tempo da essere considerato un suo figlio, e di questo non mi interessa visto che le mie radici sono in Adurant, ma abbastanza perchè sia un suo ottimo conoscente, in alcune sere..addirittura confidente.

Ho passato innumerevoli notti tra le sue strade.Notti in cui il sonno sembrava spassarsela in qualche bettola, piuttosto che farmi visita.
E, proprio in quelle, avevo la dolce compagnia della mia diffidenza, acquisita in tenera età e affinata negli anni trascorsi nella Milizia degli Antichi, in un gruppo particolare, che operava al riparo da sguardi indiscreti.

Ho esplorato vicoli bui, dove la luce delle lanterne ad olio riusciva a malapena a poggiarsi sui ciottoli, ho analizzato zone d'ombra che si potevano sfruttare e angoli morti alla vista, utili per sparire in caso di inseguimento.

Questo perchè ero pur sempre uno straniero quando venni qui, e la mia meticolosità in questo genere di cose, unita al volo di Bistrit e al suo gracchiare, mi hanno aiutato, in passato, in alcuni frangenti non proprio piacevoli.

Ti scrivo questo, mio diario, perchè, da circa una settimana, tre facce nuove son solite bere alla Locanda dello Scudo.
Facce che non mi sono piaciute, e nemmeno al nano e all'umano che solitamente brindano con me, tra un tiro di dadi e una partita con i dardi.
Se gli occhi non mi hanno ingannato, tutte quelle sere, spese in nome dell'insonnia, torneranno utili molto presto.

Probabile che nei prossimi giorni sarò più preciso su questa situazione, per ora prendo commiato da te con un unico desiderio da chiedere agli Antichi Eroi...che io possa sbagliarmi.

In caso contrario, i due pugnali da lancio, lasceranno presto la mia cintura, per far visita a colli indegni.

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giovedì, 18 gennaio 2007
270 Santi da imprecare.
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giovedì, 11 gennaio 2007

*Son gomitoli di nebbia le uniche presenze nel luogo.
Si sfilacciano sinuosi, come gambe eteree di donne, assumendo i contorni di quello che avvinghiano.
Alcuni paiono pendere, dai rami pieni di fogli, per pochi istanti, prima di seguire la chimera di un rifolo d'aria.
Una luna pallida, dal viso a metà, sembra affogare nella laniccia umida e, intanto, un'edera cocciuta conquista un altro millimetro a un muro stanco della battaglia.

E' rettilineo il volo nero che sbuca all'improvviso dal mare bianco.
La ferita, che produce in una delle volute, si rimargina subito dopo, lasciando cadere lembi di nebbia come punti di sutura sfilacciati.
Gli artigli poggiano decisi sulla corteccia del ramo, mentre le ali vengono ripiegate dopo una breve scrollata.
Il becco si apre nel consueto gracchiare più e più volte, tanto che anche la nebbia pare arrestare il suo lento incedere, come a voler quasi rendere omaggio al pennuto.

Tutto è immobile adesso, il piccolo vento si è zittito e il profilo pallido trova uno spiraglio d'aria.L'immagine finita è un ritaglio di spazio senza tempo, dai colori neutri e in chiaroscuro, dai contorni mischiati di un sasso e una radice e da un verso al cielo che reclama la proprietà del tutto.*

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sabato, 06 gennaio 2007

Quando iniziai a volare su questo luogo, quando scelsi di rubare fogli ad un umano e a un mezzelfo, quando iniziaste a leggere a naso all'insù sotto questo ramo che emerge da una bassa bruma, sapevo che ogni viaggio ha la sua fine.Forse tra un pò tornerò a predare i topi della Valle dei Tre Fiumi, non sta a me deciderlo ma, nel caso ciò avvenga, avrò sempre il tempo per tornare qui, per portare nuovi scritti, magari di speranze diverse o uguali sogni.
L'importante, ai miei occhi dorati, è che le mie ali siano sempre in sintonia con i passi dell'umano e del mezzosangue.
Del resto..come potrebbe essere altrimenti?

Mie amate pergamene, da molto tempo non inchiostravo con i miei pensieri i vostri visi immacolati.
Sono passati mesi dalla mia partenza.In Adurant avevo tutto quello che un Galadrim può desiderare, ma la mia parte di sangue umano fece sentire la sua voce talmente forte da coprire ogni cosa, come una nube fa con il sole.
Le nubi passano, non muoiono, svaniscono e si riformano, ma dietro c'è sempre un sole da abbracciare.
Nella città dove mi sono fermato, ho iniziato un cammino interiore che mi ha permesso di apprendere cose che non ho trovato sui numerosi tomi letti all'interno della Torre d'Avorio.Avrei molte parole da lasciare su di voi, fogli custodi,talmente tante che dal gomitolo pendono molti fili e non è facile scegliere da quale partire per unire tutti gli altri.
Mi sono trovato straniero, e non era la prima volta che mi accadeva, in un posto abitato quasi esclusivamente da umani, fatta eccezione per qualche quartiere ad uso di altre razze.
Visti i miei retaggi incrociati, non ero molto ben visto da quelli senza orecchie a punta, ma dopo qualche tempo, qualcuno ha iniziato a fidarsi di me.Posso dire che in questo luogo ho trovato qualche mano a cui dar fiducia.Un nano, la cui amicizia ho trovato dopo un alterco alla Locanda dello Scudo, un umano, che mi ha insegnato, stranamente per questa razza, l'arte di costruire archi da tiro, e a volte ho passato serate anche con un trio di kendot da cui dovevo tenere distante la mia bisaccia... ma d'altronde nessuno è perfetto.
Ci sono state anche sere, non raramente, dove me ne stavo seduto al limitare della città, con Bistrit al fianco, intento a piluccare briciole di biscotti dalla mia mano, o semplicemente a farsi carezzare sotto il becco e tra le piume delle ali.Sono state quelle le sere dove il mio pensiero andava agli Antichi Eroi, a chiedermi cosa avrebbero fatto al mio posto, a chiedere loro di dirmi cosa fare.Non è stato sempre facile, anzi, non lo è stato affatto.Un pò come scalare una montagna senza camminare, ma erano montagne interiori e li non puoi usare i piedi, devi solo ascoltare il tuo istinto, il tuo essere.A fatica, ma l'ho fatto.Non ho mai dimenticato la mia appartenenza, la mia Famiglia, il mio essere Antico Mezzelfo.
Tra una battuta di caccia nei boschi circostanti, qualche boccale di ottima birra nanica e un paio di piccole avventure con quei kendot, i giorni e le notti son passati, e quando il sole se ne andava a dormire, mi lasciava un goccio di vecchiaia in eredità e un morso in più di consapevolezza per accompagnarla.
Vedi, mio diario, ho seguito tanti di quei fili che ti dicevo prima, ma non sono riuscito a srotolarli per la loro intera lunghezza, perchè è un tesoro che non posso donare nemmeno a te, è qualcosa che deve rimanere mio, da non perdere per gli anni che verranno.Un foglio si può perdere o rubare, un cuore e le sue parole rimangono chiusi in una cassa d'ossa per sempre.
Ad ogni modo, è quasi finito l'inchiostro, e voglio confidarti almeno una cosa per intero.

Credo che sia  quasi giunto il momento di tornare a casa.

Lo richiedono i miei occhi, che da troppo tempo non vedono Adurant, lo richiedono le mie mani, che da troppo tempo non abbracciano Fratelli, lo richiede la mia mente, che da troppo tempo non si esercita nella Torre d'Avorio, lo richiede il mio cuore, che da troppo tempo non ascolt

*Le ultime parole sbiadiscono via via, permanendo nella memoria, se mai ce ne fosse una, di una piuma nera e del suo pennino alla fine*

by Tanakis | commenti (6) | commenti (6)(popup)
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