domenica, 31 dicembre 2006

Ancora libagioni, stasera per voi.

Voi che tornate qui, dopo varie lune passate, sempre curiosi delle storie di un pennuto.

So che avete usanza di frasi propiziatorie d'auguri e, per questa notte, volerò anche un pò per ogni passo lasciato al cospetto di queste piume..

Non vi sto augurando di avere un anno migliore di questo, ma, bensì, che voi stessi possiate migliorare sempre...

Buon Volo notturno...

by Tanakis | commenti (6) | commenti (6)(popup)
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mercoledì, 20 dicembre 2006

Ci deve essere un modo.Ci deve essere una soluzione.

Mi sono allontanato in questo periodo.
Cercavo risposte da suggerire al mezzosangue e all'umano.
Ora sto riposando un pò.

Partirò ancora, e ancora, e ancora.

Ne ho viste di albe timide affacciarsi ai monti, come bambine spaurite al mondo.
Ne ho attraversate di notti, più nere delle mie piume e intense come inchiostro.
Mi sono dissetato a ruscelli freschi e puri come risposte giuste, ho cacciato prede più sfuggenti della verità.
Ho accettato in alcuni casi la sconfitta del vento, che mi imponeva di rimanere a terra, ma attendevo il momento di ridare aria alle mie ali.

Finchè gli occhi dei due non si chiuderanno, io non ripiegherò i miei strumenti di volo.

Partirò ancora, e ancora, e ancora.

E non importa a quale altezza sarò, che sia quella di un bambino, o quella dove i miei artigli sfiorano le cime degli abeti o ancora quella in cui mani di vapore acqueo mi carezzano.No, non è importante...è importante solo che io voli a cercare il modo..per me, per l'umano e per il mezzelfo.


*Il pennuto rimane lì, ancora per qualche minuto.Osserva dal ramo coloro i quali lo hanno ascoltato.Sembra che debba ancora esprimere qualcosa.Le zampe artigliate si muovono a scatti, permettendogli di spostarsi lungo l'appoggio naturale.Attende passi famigliari, movenze conosciute, orecchie note.
Poche parole, alla fine, fuoriescono dal becco, prima che il ramo diventi deserto.*

Aspettavo te oggi, solo per dirti...Craaackkk...cracckk...craaaaackkk...

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lunedì, 18 dicembre 2006
*240 echi di silenzio*
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giovedì, 14 dicembre 2006

*Ancora cristalli freddi son caduti durante l'ultimo periodo.

Il luogo è deserto, l'inverno si è accampato come un surreale esercito, con le sue tende di freddo e i suoi fuochi ghiacciati.

Vento di ronda si muove tra i rami dell'albero senza foglie, il terreno, mimetico di neve, scricchiola deciso, come sentinella all'erta, ai passi dei viandanti.

Per quanto gli occhi cerchino, non percepiscono battiti d'ali intorno.Solo qualche orma in fila, di zampe artigliate, percorre un breve tratto oltre l'albero, interrompendosi all'improvviso.

Nel cielo ci sono altre orme, invisibili allo sguardo, di un volo nero.

Lieve rimane nell'aria, sottile all'udito e costante nel tempo, un verso tipico dell'unico pennuto di questo luogo.Non è dato sapere, ancora, se è un gracchiare in arrivo da chissà quale valle...oppure lo strascico lento, ed ultimo, di chi è volato via.*

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mercoledì, 06 dicembre 2006

Caduta la prima neve, anche qui.In silenzio, senza disturbare il sonno della terra.

Dapprima sparuti esploratori, uccisi subito dal contatto con erba e rami,poi gli altri.

Milioni e milioni, come un'eruzione al contrario di lapilli ghiacciati, i fiocchi han fatto presa.

Uno sull'altro, tessuto liquido che ha coperto il tutto, lentamente, senza fretta, con la calma di chi sa che è solo questione di tempo, e poi tutto sarà bianco.

Scrollavo il capo e le ali, cercando con lo sguardo un riparo all'interno di un muro che sembrava più vecchio di quel che era, con quello scialle bianco su spalle ormai sgretolate dagli anni.

Sembrava un carnevale in anticipo, con tutti quei coriandoli sparpagliati dal cielo.

Ma non lo era.

Stagioni che si rincorrono, come a volte fanno i vostri ricordi....ma, su questi ultimi, non basta una soffiata di zucchero di cielo per coprirli...

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venerdì, 01 dicembre 2006

*Nel Mentre*

Quando è il silenzio a restar sveglio,

nel momento in cui ancora il freddo odore notturno resiste in piedi,

senza esser abbattuto da una prima lama di sole.

Quando si è sicuri di non esser ascoltati o visti,

nell'istante in cui se stessi è il mondo,

per evadere da un mondo che limita noi stessi.

Lì,

proprio lì,

al limitare di un chiaroscuro volubile e incerto,

di una madrenotte morente e un figliogiorno nascente,

con un cristallo di tempo a far da fosso,

ti immagino.

Raccogliendo e cucendo pensieri sdruciti,

per farne,

prima o poi,

un arazzo.

by Tanakis | commenti (3) | commenti (3)(popup)
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