martedì, 21 novembre 2006

Vorrei promettervi qualche notizia del mezzelfo.Ho qualcuno dei suoi fogli, anche se ha scritto di rado ultimamente.Diciamo che si è dato più all'artigianato, costruendo archi e scolpendo ninnoli in legno.La città dove si è fermato da un pò di tempo a questa parte, offre buoni spunti di esperienza in campi dove si era addentrato poco.Comunque, adesso, è ancora la volta dell'umano.Leggete pure, mentre io mi abbraccerò le ombre notturne a ridosso delle rovine poco distanti.

Il silenzio di un muro è meno fastidioso dei vostri.

La cosa più odiosa che possa capitare è quando non sai affatto se è tutto sbagliato o tutto giusto.
Non capita spesso per fortuna, avviene sopratutto in cose pratiche, ma ci sono volte in cui la praticità non c'entra nulla, o meglio è un derivato dell'etereo.

Quello che non senti è il problema.Non riesci a vedere, i meccanismi fan fatica a trovare i denti giusti per mordersi e funzionare.Quello che hai dentro, fondamentalmente.Quello che non parla eppure lo ascolti, e che non ti fa ascoltare gli altri quando parlano.

Non è matematica, seppur questa è un castello con fondamenta sospese a cinque centimetri dal suolo.Non trovi una soluzione che non ti dia scampo, è ,o non è, non esistono.Ci sono ma nascoste, da cosa non lo riesci a capire.

Ma è energia quella che metti, la trovi da tutte le parti, in fondo a barattoli coperti di polvere, armadi da cambiare e fumetti da leggere.La convogli, cerchi di indirizzarla a trovare il bandolo, ma trovi una bandiera che il vento muove a piacimento.Dove speri di arrivare non lo sai nemmeno tu, perchè non sai nemmeno da dove partire.

Ti aggrappi a qualcosa che ti piace fare, ma nemmeno la scrittura o il leggere riesce a darti indicazioni, tantè che scrivi a vanvera due righe, anche se vorresti scrivere molto, ma le scene che hai davanti, quelle che vorresti imprimere su carta, sono sfocate, i colori son coperti da una specie di nebbiolina rapace, che artiglia con dita pallide le fattezze di tutto.

E vorresti coltivare i giorni, così da mangiare i frutti con gusto, e magari chiudere una farfalla in una gabbia di ciglia, per poterla vedere quando vuoi.O prendere fiori di sabbia e indurirli con l'acqua, per non farli appassire.E magari gelare un'onda di mare per usarla come divano.

Questo solamente perchè non sai se è tutto sbagliato...o tutto giusto, e te lo domandi spesso nei giorni in cui piove.

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sabato, 18 novembre 2006

*Time Warp*

 

210 fotogrammi d'Autore.

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martedì, 14 novembre 2006

C'è un posto lontano da qui, dove vorrei spiegare le ali.C'è un'ombra lontano da qui, a cui farei ombra con le piume.C'è un vento lontano da qui, da cui mi farei gelare il becco.C'è un altro appoggio lontano da qui, da graffiare con i miei artigli.

Ma è solo qui, dove la parola spazio non esiste perchè non ci sono confini, dove il ramo che mi tiene è sempre lo stesso, dove le nuvole conoscono le carezze dei miei voli, dove mi vedo come racchiuso in un'ampolla di luna, dove i fogli sembrano foglie caduche per sospiri freddi......è solo qui che sento il suono ritmico del mio cuore piumato.

E mi rammenta sempre di stare accanto all'umano e al mezzosangue.

Nasco per questo, muoio per questo.

 

 

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giovedì, 09 novembre 2006

Sbattendo ali qua e là.Frugando con il becco tra i milioni di fogli altrui, alla ricerca di cosa non si sà.Semplicemente qualcosa che riempia il vuoto di parole dell'umano e del mezzelfo.Qualcosa che in qualche modo li rammenti, qualcosa che altre mani han vergato, qualcosa come questo...per esempio.

 


Siamo su una cima selvaggia,
noi due, abbandonati e rigidi,
disperatamente aggrappati l’uno all’altra,
senza lacrime, lamenti, parole.
Appena un tremito, e cadiamo.

Ci legano lacci di carne e sangue.
Finché stiamo così avvinghiati,
le nostre labbra, livide e tremanti,
finché tu mi baci, amore, non abbiamo parole.

Ma se mi dici una parola, cadiamo.

Ady Endre

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lunedì, 06 novembre 2006

Null'altro che impasto di pensieri.Sedete se potete, leggete se volete, non stupitevi se non capite.L'intento è quello.

La strada di ghiaccio lancia immagini distorte di te stesso.Riflessi indaco che curvano i confini delle fattezze.Si scivola su questa strada, si ha paura a guardarsi.Specchi di legno sarebbero meglio, non ti aprono prospettive da analizzare, segreti nascosti da bruciare e draghi remoti da esorcizzare.

"..Finchè le stelle non si spegneranno.." è stato scritto.Questo è il tempo giusto?Una vita umana in pratica, uno spicciolo di eterno, il soffio di un Dio.

Si naviga a vista mi si dice, e si segue un ipotesi di sole in mezzo alle nuvole.C'è un altro sole da altre parti, altri mille soli che non lambiscono barche in questo istante.Calore diverso indubbiamente, meno intenso probabilmente.

Una partita a scacchi contro se stessi, un metronomo umano che ti dà Tempo.I Sentimenti sono invenzioni umane, in realtà non esistono, almeno così sostiene qualche filosofo.In genere siamo scettici su ciò che non si vede, non si tocca, non si assapora, ma abbiamo davvero solo cinque sensi?Mi chiedo allora perchè esistono le lacrime, dovrei rispondere che servono a pulire i vetri degli occhi.

Lo posso accettare, rimane difficile condividerlo.

Aspettative messe in aspettativa, tempo al tempo praticamente.Ma questo tempo, non si prende già la nostra vita?Dobbiamo davvero dargli altro?O è solo un espediente per dare tempo a noi stessi?Amo chi non amo, perchè non può farmi del male, e amo chi amo, perchè potrebbe farmi star bene.Ma il primo caso è una scommessa vinta, il secondo è una scommessa aperta.Non mi tiro indietro nella mano.Pago per vedere se è un bluff o no.

Ora è tempo di dormire...

Sono con lui, come promisi.Vorrei non esserci, perchè avrebbe un altro significato.

by Tanakis | commenti (1) | commenti (1)(popup)
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