Una quinta parte, non sarà l'ultima.Il silenzio, necessario a esprimersi, trova riparo in parole che si muovono su carta.Treni di concetti misti a visioni oniriche........del resto da un Corvo immaginario non si può pretendere che rubi solo fogli di realtà.
Il locale era ovviamente frequentato.Cicalecci di voci in un mix quasi inestricabile, tranne qualche parola che riusciva a fuggire dalla calca, rintanandosi nelle sue orecchie.Attimi dopo era già digerita dal suo cervello, senza lasciare tracce.
Due ingressi, situati entrambi sul lato più corto del bar.Quello lungo si inoltrava all'interno dell'edificio, occupato da tavoli e sedie dall'anonima fattura.Il banco era di fronte alle due aperture, una parte in marmo e l'altra in vetro.Dove finiva il regno del caffè, iniziava quello dei dolci e dei tramezzini.
Sapeva già che si sarebbe limitato al primo reame, non era mai stato goloso in vita sua e tantomeno avrebbe iniziato ad esserlo a 35 anni suonati.
Mormorò un buonasera, che morì schiacciato sotto il rumore di cucchiaini contro la porcellana, prima di raggiungere l'orecchio del barista.Non gli interessò che rispondesse o meno, tutto quel posto, tutte quelle persone, tutte quelle parole...erano solo scenografia, comparse, contorno.Qualcuno sarebbe venuto al tavolo a prendere l'ordine, quindi andò diretto verso l'ultimo tavolo in fondo, dove le pareti erano vestite da specchi che illudevano.
Sembrava che ci fosse un'altra entrata in fondo, ma era solo rifrazione ambigua.Una pianta ben curata era all'angolo destro, quasi a incombere sul "loro" tavolo.Lei si era tolta il soprabito, mettendolo sulla spalliera, dando l'impressione che fosse seduta sulle gambe di un uomo invisibile.Lo vide dallo specchio.Le fu a ridosso.
-Ciao piccola-
Una voce che aveva il tono e il calore di una coperta ai primi freddi invernali, incroci di sguardi sulla superficie liscia dello specchio.Si arrampicarono senza fatica, pur di incontrarsi.
-Ciao...-
Una sola parola di lei.Un'infinità di altre, mute, su invisibili puntini di sospensione, uniti a quel saluto come una catena all'ancora.
Scelse la sedia alla destra, poggiando la busta in plastica sull'altra seguente, e il magazine sottobraccio sul finto marmo del tavolo.
-Ci sono buoni servizi all'interno?-
La domanda era di quelle nate per sdrammatizzare, per non sentire l'ansia.Lui sorrise appena, piegando la bocca come era solito fare.
-Abbastanza, dopo, se vuoi, te lo lascio..io ho già letto tutto in treno.Adesso parliamo un pò..-
Nessun rancore nell'espressione, nessuno sguardo accusatorio, era semplicemente lui, come era sempre stato tra loro.Quasi sempre.
Lei abbassò gli occhi per qualche secondo, come a coprire con le ciglia il labbro inferiore che si nascondeva in un piccolo morso.
-Si, vero, ma dobbiamo ordinare qualcosa, altrimenti parleremo sotto la pioggia-
Sorrise, contagiandolo.
Una cameriera si stava già avvicinando, dopo aver pulito alla buona un tavolo ormai vuoto.La sua faccia mostrava un sorriso da divisa, da indossare sul posto di lavoro e basta.Quelli sinceri, quelli veri, se mai ce ne sarebbero stati, non erano per i clienti.Giustamente, pensò lui.