Un pò di giorni per riflettere, magari rileggere.
Un pò di giorni dove ho volato verso nuvole frustate dal vento, come cavalli in battaglia spronati da speroni.Sono tornato, per lasciare di nuovo un altro foglio, un altro pensiero, un altro sogno.
Si inoltrò sotto il colonnato.Fila di sentinelle mute e a schiena eretta, da decenni.Innalzate da mani che ora non esistevano più.Fermandosi all'altezza delle prime colonne, diede uno sguardo lungo quella che sembrava il simulacro della navata di una cattedrale, solo che al posto di panche e confessionali, custodi di segreti, c'erano tavolini da bar, espositori di souvenir e gente che non pregava affatto, a parte una senzatetto addossata al muro.
Stava a capo chino, le mani sudice aperte in una muta questua, infagottata da stracci senza tempo, l'originale colore affossato dallo smog e dalla polvere raccolta in chissà quali strade, oltre a quella.
Sguardi indifferenti la sfioravano appena, passando oltre, passando oltre tutto, impegnati ad arrivare in tempo al prossimo appuntamento.La senzatetto non aveva appuntamenti, se non l'unico che hanno tutti, ma non sembrava importarle molto.C'erano sempre state le anime senza nulla da perdere, in ogni secolo e in ogni tempo, lei era una di quelle.
Le gettò un paio d'euro nella scatola di cartone, umile banca di pochi averi.Ebbe un ringraziamento sommesso e una frase in cui credette di sentire qualcosa riguardo alla benevolenza di Dio.Lei sorrise appena, mostrando una chiostra di denti rovinati, alternata da spazi vuoti.
Prima di andarsene ricambiò il sorriso, senza sentirsi nè peggiore nè migliore degli altri passanti, anche lui aveva un appuntamento, anche lui passava oltre.
Il cielo era grigio chiaro, una pioggerellina leggera cadeva rada sulla città, come se fosse svogliata.
Il marmo delle colonne era rigato da sporcizia di anni, ormai il bianco era diventato un avana chiaro.Rigagnoli di nero scendevano agli angoli dei basamenti.Il selciato era puntinato di gomme da masticare.Sembravano nei della terra, vaiolo scuro di una pelle d'asfalto.
Dieci minuti.Seicento secondi.Alzò gli occhi.La vide.
Arrivava dalla metro della Stazione, presumibilmente.Appariva e spariva tra il mosaico di passanti, il soprabito che aveva acquistato in Inghilterra la copriva dall'aria fresca di quel pomeriggio.La prima volta che glielo vide addosso era stato praticamente due anni prima.Venne a cena da lui quella sera, presentandosi al negozio con uno dei suoi sorrisi migliori.Un ombrellino adeguato al polso, una borsetta nera, calze e stivali sotto il ginocchio, oltre a un golfino nero , accollato, erano le uniche cose che il soprabito fece vedere.
Quel giorno,invece, aveva jeans e un paio di scarpe da ginnastica, la borsa era sportiva, un regalo di lui durante l'unica estate che avevano passato insieme.
Ma era sempre lei, con i suoi riccioli e la sua camminata quasi buffa ma adorabile.
Non lo vide tra la folla, anche perchè lui ebbe cura di non farsi notare.Aspettò che entrasse dentro il bar scelto per l'incontro, prima di sciogliersi dall'immobilità e dall'abbraccio di molti ricordi.
Doveva avere la mente pulita, per quanto fosse possibile, e rimanere sereno.
Arrivò all'ingresso del locale, evitando, lungo la finta navata, sguardi e ventiquattrore dai passi veloci.La vide di spalle, seduta, come le aveva chiesto al telefono.Al tavolo che le aveva detto.
Entrò...