domenica, 24 settembre 2006

*Strappo Temporale*

 

Luci, di una giovane ribalta, illuminarono mature rughe d'espressione.

Il consumato attore emozionò l'aria che intorno giaceva.

Il pubblico perbenista e con paraocchi non applaudì.

L'attore non protestò, assaporando la sensazione divina del nuovo palco.

"L'inaspettato bussò alla porta del vecchio cortile, l'odore del peccato gli aprì.." terminarono le labbra.

Il sipario calò come un vessillo d'altri tempi, chiudendo la scena in un abbraccio di fruscii.

Il teatro costruito da poco avrebbe avuto altri cuori da sopportare, più adatti alla scenografia.

Nel buio della sua stanza, un cerchio chiaro soffondeva esili dita di visibilità.

Una di quelle luci indugiava ancora sulle rughe simili a crepacci.

L'aveva rubata, il consumato attore, per non dimenticare come si emoziona l'aria.

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lunedì, 18 settembre 2006

*Interludio.*

 

150 passi senza orma.

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mercoledì, 13 settembre 2006

Un pò di giorni per riflettere, magari rileggere.

Un pò di giorni dove ho volato verso nuvole frustate dal vento, come cavalli in battaglia spronati da speroni.Sono tornato, per lasciare di nuovo un altro foglio, un altro pensiero, un altro sogno.

 

Si inoltrò sotto il colonnato.Fila di sentinelle mute e a schiena eretta, da decenni.Innalzate da mani che ora non esistevano più.Fermandosi all'altezza delle prime colonne, diede uno sguardo lungo quella che sembrava il simulacro della navata di una cattedrale, solo che al posto di panche e confessionali, custodi di segreti, c'erano tavolini da bar, espositori di souvenir e gente che non pregava affatto, a parte una senzatetto addossata al muro.

Stava a capo chino, le mani sudice aperte in una muta questua, infagottata da stracci senza tempo, l'originale colore affossato dallo smog e dalla polvere raccolta in chissà quali strade, oltre a quella.
Sguardi indifferenti la sfioravano appena, passando oltre, passando oltre tutto, impegnati ad arrivare in tempo al prossimo appuntamento.La senzatetto non aveva appuntamenti, se non l'unico che hanno tutti, ma non sembrava importarle molto.C'erano sempre state le anime senza nulla da perdere, in ogni secolo e in ogni tempo, lei era una di quelle.

Le gettò un paio d'euro nella scatola di cartone, umile banca di pochi averi.Ebbe un ringraziamento sommesso e una frase in cui credette di sentire qualcosa riguardo alla benevolenza di Dio.Lei sorrise appena, mostrando una chiostra di denti rovinati, alternata da spazi vuoti.
Prima di andarsene ricambiò il sorriso, senza sentirsi nè peggiore nè migliore degli altri passanti, anche lui aveva un appuntamento, anche lui passava oltre.

Il cielo era grigio chiaro, una pioggerellina leggera cadeva rada sulla città, come se fosse svogliata.
Il marmo delle colonne era rigato da sporcizia di anni, ormai il bianco era diventato un avana chiaro.Rigagnoli di nero scendevano agli angoli dei basamenti.Il selciato era puntinato di gomme da masticare.Sembravano nei della terra, vaiolo scuro di una pelle d'asfalto.

Dieci minuti.Seicento secondi.Alzò gli occhi.La vide.

Arrivava dalla metro della Stazione, presumibilmente.Appariva e spariva tra il mosaico di passanti, il soprabito che aveva acquistato in Inghilterra la copriva dall'aria fresca di quel pomeriggio.La prima volta che glielo vide addosso era stato praticamente due anni prima.Venne a cena da lui quella sera, presentandosi al negozio con uno dei suoi sorrisi migliori.Un ombrellino adeguato al polso, una borsetta nera, calze e stivali sotto il ginocchio, oltre a un golfino nero , accollato, erano le uniche cose che il soprabito fece vedere.

Quel giorno,invece, aveva jeans e un paio di scarpe da ginnastica, la borsa era sportiva, un regalo di lui durante l'unica estate che avevano passato insieme.
Ma era sempre lei, con i suoi riccioli e la sua camminata quasi buffa ma adorabile.
Non lo vide tra la folla, anche perchè lui ebbe cura di non farsi notare.Aspettò che entrasse dentro il bar scelto per l'incontro, prima di sciogliersi dall'immobilità e dall'abbraccio di molti ricordi.
Doveva avere la mente pulita, per quanto fosse possibile, e rimanere sereno.

Arrivò all'ingresso del locale, evitando, lungo la finta navata, sguardi e ventiquattrore dai passi veloci.La vide di spalle, seduta, come le aveva chiesto al telefono.Al tavolo che le aveva detto.

Entrò...

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venerdì, 08 settembre 2006

Ancora un foglio.Ancora immagini.Ancora...e ancora..

Mezz'ora, malebenedetti trenta minuti.
Fece un altro giro senza senso.Iniziava a sentire un pò la tensione, tutte le domande sepolte volevano fuoriuscire dalla loro tomba, come novelli zombie.Si ritrasformò in becchino, seppellendole di nuovo e aggiungendo una ricca palata di autocontrollo.

Non poteva permettersi di essere agitato, sebbene quel suo cuore bastardo tentava di farsi sentire battendo più velocemente.

Uscì dalla Stazione.Passi veloci in via Marsala.Ogni cosa lo colpiva agli occhi con la forza di un pugno, flashback in tenuta da combattimento, ricordi dolciamari di radici di genziana e baci senza fumo.
Sistemò meglio la rivista sottobraccio, e diede un rapido sguardo alla busta in plastica nella destra, come a sincerarsi che il suo contenuto fosse lì.Un anonimo plico giallo, di quelli usati per le spedizioni, grazie alla loro imbottitura interna, conteneva un piccolo pensiero.

Svoltò a sinistra, andando ancora verso il parcheggio degli autubus, ma non si fermò lì.Continuò all'indirizzo del Colonnato che poi si interrompeva, dando sfogo a Piazza della Repubblica.Guardò in quella direzione.In fondo, non visibile dal suo punto di vista, c'era la sede del Coro di cui faceva parte.

Lei, non lui.

Lei che aveva cantato all'Hermitage di S.Pietroburgo, una città che lui avrebbe voluto vedere, da anni.
L'aveva incuriosito parecchio quando, le prime volte che si parlavano, gli accennò questa cosa.Finalmente una donna che aveva fatto qualcosa di cui parlare, non è che ce l'avesse con l'universo femminile, anzi lo amava.Ma aveva sempre pensato che tutte le donne sono più furbe degli uomini...ma non tutte sono più intelligenti.Però, non l'aveva mai fatto pesare ad alcuna e a lei tantomeno, visto che più volte  aveva dovuto ammetterne la maggior cultura generale.

Gli piaceva per quello, per gli stimoli che gli dava, e anche per tutto il resto ovviamente.Un mix quasi perfetto si disse.....quasi perfetto.
Un piccolo colpo sul dorso della sinistra, e una nuova sigaretta fece capolino dal pacchetto morbido.Pochi istanti e finì accesa in un bacio di morte.
Attraversò la strada, il semaforo era diventato verde almeno un paio di volte prima che si decidesse a farlo.

Venti minuti, soltanto venti minuti...

 

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martedì, 05 settembre 2006

Secondo stralcio.

Avvicinamento circospetto al finale.

Descrizione di pochi minuti.

Lettura di pochi attimi...ma deve bastare, per ora.

..No! Il suo pensiero ora, in quel preciso istante di quel giovedì pomeriggio, era rivolto alla vetrina della libreria della Stazione.

Stava soppesando i vari titoli esposti, alcuni aperti sulla seconda di copertina, come giovani puttane in una via del sesso.Mancava ancora quasi un'ora all'appuntamento, aveva tutto il tempo che voleva per distrarsi un pò dallo scopo del suo viaggio in treno.

Rimase fisso sui libri, aldiquà della barriera di vetro, per circa cinque minuti, poi si avviò verso altri vetri con merce esposta.Il negozio di articoli sportivi, l'edicola,le paninerie e i bar.Tutto era una massa informe ai suoi occhi.Ormai la mente era andata oltre, stava già avanti nel tempo, come se avesse un proprio fusorario del futuro, mentre camminava sotto l'enorme copertura di Termini.

Uscì fuori, verso piazza dei Cinquecento.Gli autubus in fila parcheggiati, come vecchi ad aspettare una pensione che  non arriva mai, erano brulicanti di passeggeri che attendevano.Si accese una rossa morbida, aspirò due tre boccate prima di vedere il 105 che partiva per il solito giro, fino all'esterno del raccordo, fin'oltre la Casilina.

Un tassista abusivo gli chiese se aveva bisogno di un passaggio.Gli rispose con un accento che non lasciava dubbi sulla provenienza, il tassista abbozzò un sorriso, prima di rivolgersi a una giovane coppia qualche metro più in là.

Stava appoggiato, con la spalla destra, a un palo della segnaletica verticale.Guardò l'orologio, approfittando della sinistra preposta, quella volta, al ruolo di boia mascherato da fumo.La sigaretta stava bruciando con uno sfrigolio inudibile in quel frastuono di traffico e voci.La gettò a metà.Mancava mezz'ora...

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domenica, 03 settembre 2006

Un inizio di racconto.Macedonia di fantasia e realtà, incrocio tra mondi paralleli e impossibili, parole allo sbando, come un esercito di mercenari, riunite con cura e reinquadrate in ordine.Tutto qui, ma non tutto subito..forse in due parti, forse in tre..

Ma seguirete fino alla fine, perchè sò che volete conoscerla...

 

Il luogo l'aveva scelto lui.Anche l'orario e il giorno.Non che ci fosse una gran scelta al riguardo, in genere il giovedì era uno di quelli preposti ai loro incontri.

Si era preparato con cura per quello che sarebbe avvenuto.Mentalmente e fisicamente.Con tutte le domande inopportune sotterrate nel profondo dello stomaco, e una razione di sorrisi da regalare all'occorrenza.

Aveva optato per la sua solita giacca di pelle nera, di poco sopra il ginocchio, e il maglioncino azzurro chiaro comprato il dicembre dell'anno precedente.Un paio di jeans, gli anfibi e gli occhiali, sempre acquistati insieme, completavano la sua figura.Lei lo avrebbe riconosciuto a distanza.Anche lui l'avrebbe riconosciuta subito.

Non l'aveva dimenticata in quei mesi.

La prova era che quel giorno era all'appuntamento, quando molti, al suo posto, non ci sarebbero nemmeno andati.
Non si erano lasciati male, ma nemmeno di comune accordo.Era stata una di quelle storie che sembrava dovesse decollare dopo un faticoso tempo di rullaggio.Ma non andò così.

Eppure si erano impegnati, erano stati una grande squadra, come amava ripetere spesso lui.C'era forse una speranza che ricominciasse il tutto?Non lo sapeva, non era quello il suo pensiero adesso...

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