Un tuffo, letteralmente, nel passato...Oh no, non in quello prossimo come potete pensare, ma in quello remoto.Sono passati tanti anni da quel giorno, anzi da quei giorni, e a volte è strano come la vita possa prendere pieghe diverse da quelle che uno è convinto al momento, come, appunto, succedeva a lui in quei giorni.Io non ero ancora nei suoi pensieri a 16 anni, vagavo in un limbo, certo, da qualche parte mi aggiravo nei cieli immaginari in cui poi, in seguito, si sarebbe addentrato, ma non allora..non allora..
Piuttosto..chissà cosa c'era in quel pacco stamattina...
Le piastrelle dello spogliatoio sembrano non avere l'età che hanno.Sono più di 60 le primavere che han visto da recluse lì dentro, a meno di restyling di cui non sono a conoscenza, ma sarebbero comunque tanti anni lo stesso.
I preparativi sono sempre quelli da parecchio tempo, come quella prima volta, di due tre anni fà.
Adesso siamo alla fine degli anni 80, Raf ci canterà sopra una canzone, ancora nessuna preoccupazione particolare e nessun sentore di qualche donna che incontrerò più in là, molto più in là, nel secolo dopo per esempio.
Penso solo a giocare oggi, c'è concentrazione mentre mi spoglio insieme alla squadra, il costume è già sotto la tuta sociale, la zip laterale della borsa rivela il copricostume e il tagliaunghie.Ultime raccomandazioni del coach: "Occhio al centroboa, e tu Fà sta attento ai tiri da fuori del 7, è mancino, sopratutto con l'uomo in meno per noi". Annuisco.
Due pacche sulle spalle, ciabatte infilate, ci si alza dalle panche e si imbocca l'uscita per l'ingresso in vasca.
La calottina rossa, da portiere, l'allaccio dopo 5 passi, scaramanticamente, come sempre.
Fà sempre effetto questo impianto, un pò come il SanSiro per il calcio, con i suoi soffitti alti molto più di dieci metri (c'è la piattaforma olimpica), la sua acqua sempre fredda (con quattro metri e oltre di fondo da un lato non può essere altrimenti) e le sue tribune grandi, dove vedi una cifra di gente assiepata.
I mosaici alle pareti, in stile romano ovviamente, ti richiamano atleti di millenni fa, e io sono li, a respirare un odore di cloro che non andrà più via dal naso, che quando lo sentirò a distanza di anni mi riporterà indietro a questi giorni, ma ancora non lo sò..
Riscaldamento.Tuffo che fà subito assaporare alla pelle il morso del liquido, prime bracciate per sciogliere le spalle, un pò di "bicicletta" per le gambe e qualche palleggio per "assaggiare" il pallone, un Mikasa ovviamente, il migliore per farsi prendere con una mano, nuovo e ruvido da far godere i polpastrelli....poi, dopo 5 minuti, l'arbitro chiama per il controllo di rito.
Si riesce, tutti in fila stavolta, sul bordo vasca a scorrere davanti a colui che detta legge con le sue bandierine.Testa girata da un lato per mostrare il numero di calottina, mani avanti con unghie in vista per far vedere che non sono lunghe e non possono graffiare, copricostume alzato per mostrare il costume normale sotto, capita che il primo te lo strappino e non è carino uscire nudi.
Tutto a posto, si gioca per il primo posto nel campionato allievi.
Ora, di nuovo in acqua, ci si sistema per l'inizio, io a lato della mia porta, di quei tre legni che devo difendere, al centro di questa lo scattista, quello che deve prendere la palla quando il cestello che la sorregge si abbasserà, alla mia destra altri due compagni, i rimanenti tre sono dall'altra parte, oltre il palo sinistro.
Fischia l'arbitro, dopo un rapido sguardo alle due squadre, e non sento più nulla io, solo il rumore dell'acqua smossa dagli altri che sono partiti.Niente pubblico, niente pensieri oltre la competizione e la palla da fermare, nel caso.
Lentamente mi sposto verso la mia sinistra, prendendo posizione, con una flemmatica bracciata a rana, al centro della porta e poco più avanti.
Abbasso la testa sotto il pelo dell'acqua, espiro l'aria in mille bolle dal naso..e sorrido.
Dio quanto è bello giocare al Foro Italico.




