domenica, 30 luglio 2006

Un  tuffo, letteralmente, nel passato...Oh no, non in quello prossimo come potete pensare, ma in quello remoto.Sono passati tanti anni da quel giorno, anzi da quei giorni, e a volte è strano come la vita possa prendere pieghe diverse da quelle che uno è convinto al momento, come, appunto,  succedeva a lui in quei giorni.Io non ero ancora nei suoi pensieri a 16 anni, vagavo in un limbo, certo, da qualche parte mi aggiravo nei cieli immaginari in cui poi, in seguito, si sarebbe addentrato, ma non allora..non allora..

Piuttosto..chissà cosa c'era in quel pacco stamattina...

 

Le piastrelle dello spogliatoio sembrano non avere l'età che hanno.Sono più di 60 le primavere che han visto da recluse lì dentro, a meno di restyling di cui non sono a conoscenza, ma sarebbero comunque tanti anni lo stesso.

I preparativi sono sempre quelli da parecchio tempo, come quella prima volta, di due tre anni fà.
Adesso siamo alla fine degli anni 80, Raf ci canterà sopra una canzone, ancora nessuna preoccupazione particolare e nessun sentore di qualche donna che incontrerò più in là, molto più in là, nel secolo dopo per esempio.

Penso solo a giocare oggi, c'è concentrazione mentre mi spoglio insieme alla squadra, il costume è già sotto la tuta sociale, la zip laterale della borsa rivela il copricostume e il tagliaunghie.Ultime raccomandazioni del coach: "Occhio al centroboa, e tu Fà sta attento ai tiri da fuori del 7, è mancino, sopratutto con l'uomo in meno per noi". Annuisco.

Due pacche sulle spalle, ciabatte infilate, ci si alza dalle panche e si imbocca l'uscita per l'ingresso in vasca.
La calottina rossa, da portiere, l'allaccio dopo 5 passi, scaramanticamente, come sempre.

Fà sempre effetto questo impianto, un pò come il SanSiro per il calcio, con i suoi soffitti alti molto  più di dieci metri (c'è la piattaforma olimpica), la sua acqua sempre fredda (con quattro metri e oltre di fondo da un lato non può essere altrimenti) e le sue tribune grandi, dove vedi una cifra di gente assiepata.

I mosaici alle pareti, in stile romano ovviamente, ti richiamano atleti di millenni fa, e io sono li, a respirare un odore di cloro che non andrà più via dal naso, che quando lo sentirò a distanza di anni mi riporterà indietro a questi giorni, ma ancora non lo sò..

Riscaldamento.Tuffo che fà subito assaporare alla pelle il morso del liquido, prime bracciate per sciogliere le spalle, un pò di "bicicletta" per le gambe e qualche palleggio per "assaggiare" il pallone, un Mikasa ovviamente, il migliore per farsi prendere con una mano, nuovo e ruvido da far godere i polpastrelli....poi, dopo 5 minuti, l'arbitro chiama per il controllo di rito.

Si riesce, tutti in fila stavolta, sul bordo vasca a scorrere davanti a colui che detta legge con le sue bandierine.Testa girata da un lato per mostrare il numero di calottina, mani avanti con unghie in vista per far vedere che non sono lunghe e non possono graffiare, copricostume alzato per mostrare il costume normale sotto, capita che il primo te lo strappino e non è carino uscire nudi.
Tutto a posto, si gioca per il primo posto nel campionato allievi.

Ora, di nuovo in acqua, ci si sistema per l'inizio, io a lato della mia porta, di quei tre legni che devo difendere, al centro di questa lo scattista, quello che deve prendere la palla quando il cestello che la sorregge si abbasserà, alla mia destra altri due compagni, i rimanenti tre sono dall'altra parte, oltre il palo sinistro.

Fischia l'arbitro, dopo un rapido sguardo alle due squadre, e non sento più nulla io, solo il rumore dell'acqua smossa dagli altri che sono partiti.Niente pubblico, niente pensieri oltre la competizione e la palla da fermare, nel caso.
Lentamente mi sposto verso la mia sinistra, prendendo posizione, con una flemmatica bracciata a rana, al centro della porta e poco più avanti.
Abbasso la testa sotto il pelo dell'acqua, espiro l'aria in mille bolle dal naso..e sorrido.

Dio quanto è bello giocare al Foro Italico.

 

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domenica, 30 luglio 2006

 

Non dirò nulla..nulla poi ci sarebbe da dire.In alcuni casi il silenzio è molto più rappresentativo.

Una cosa sola, la firma del mezzelfo è inconfondibile ai miei occhi...sul retro, invece, c'è una serie di parole apparentemente senza senso.

Amò/j'conse/aid/curdi/sottun/earth

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venerdì, 28 luglio 2006

Manca il mio gracchiare?

Oppure sono i pensieri dei due che mancano?

Ad ogni modo, se non ho visto male, tra poco tempo avrete notizie....

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domenica, 23 luglio 2006

Su alcune cose, non posso davvero dargli torto.E mi piace quando non ci stà,  su dei principi che ritiene validi...

L'altra sera ero al Pub, si chiacchierava del per e del diviso, tanto per cambiare un pò.
Una birra una sigaretta e qualche risata, ma il meglio doveva arrivare, anche se era quasi mezzanotte.
L'inciviltà che è così palese oggi, l'arroganza che a volte si manifesta in cose davvero assurde, perlomeno rapportate alla realtà dove avvengono, sono due aspetti del genere umano per i quali metterei la pena di morte, tanto mi stanno sulle palle.
Un marciapiede serve per far passare le persone, sia quelle abili che quelle disabili, o magari un passeggino con un marmocchio.Evidentemente non è così per il tipo che ha parcheggiato un' INTERA auto, sul marciapiede che passa davanti al pub, per andare a cenare al cinese lì a fianco.

Ossia sedersi, fumacchiare in attesa della portata, fare lo sciocco con una delle due zoccole che erano con lui-erano zoccole non ci sono dubbi- raccontare se e quanto era figo, insomma passare una serata tutto sommato divertente, al semplice prezzo di FREGARSENE dei diritti altrui di camminare su quel cazzo di marciapiede.

Non gli è convenuto.

No No.

Ho atteso che si mettesse seduto, e intanto la rabbia per questa cosa montava in me, quindi sono andato direttamente alla PolFer, visto che la stazione è a 80 metri e c'è sempre il presidio.
A dire il vero, stavo per denunciare anche i due poliziotti, dalla prima risposta che hanno dato alla mia denuncia verbale della cosa:

"Scusate, ma hanno parcheggiato una macchina in posizione indecente, non possono passare nemmeno con i passeggini, è TUTTA sul marciapiede, da incivili proprio"

"Ma non siamo in Italia?..e che cerchi la civiltà?"

Aggrotto la fronte, leggermente spiazzato ma ormai andante verso l'"incazzato educato"

"Beh, se nessuno dice mai niente..ovviamente la civiltà non ci sarà mai, IO comunque ho fatto quello che era giusto fare, a mio modo di vedere, adesso fate vobis"

Il tono che usai probabilmente li convinse a non lasciar cadere la cosa nel vuoto

"D'accordo, tra poco veniamo a dare un'occhiata"

Non ci speravo quando tornai al pub, invece dopo 3-4 minuti dal mio ritorno, eccoli lì, a coppia verso l'auto...e probabilmente non se lo aspettavano che era davvero TUTTA parcheggiata, visto che alla fine, dopo averlo atteso, l'incivile,  per una ventina di minuti, anche la rabbia e l'incazzatura era montata nei poliziotti.... e il tipo non ha passato una gran serata.

Auto portata via dal carro attrezzi, multa e conseguente decurtazione di punti dalla patente, cena a metà, trombata probabilmente saltata, visto che alle 2,30 ancora era negli uffici della Polfer....per tutto questo c'è Mastercard.

Vedere la sua faccia da coglione e sentirlo accampare scuse idiote, mentre sorseggi la tua birra..beh..questo non ha prezzo..a parte i 3 euro per la bevanda, s'intende.


P.S: i parcheggi ovviamente, 30 metri più su, c'erano.

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giovedì, 20 luglio 2006

Il foglio c'è.

Le impressioni sopra pure, voi dovete solo mettere gli occhi per leggere.

Settore 11b, fila 34, posto 12.Avevo anche il 13.Due biglietti per i Depeche MOde, data 17/07/06, all'Olimpico.Con me un amico, che si è ritrovato improvviso beneficiario, a causa di eventi che non sfiorano nemmeno la sua vita.Buffo.
Capelli corti e occhi verdi, al posto di riccioli lunghi e iridi castane, non era proprio quello che volevo, ma tant'è, andarci da solo non era il massimo.
Il concerto è previsto alle 21.30, ovviamente si parte prima.Alle 19 siamo in strada, quella strada che non facevo da tempo.Mi son scoperto a far muovere gli occhi in maniera ossessiva, a tratti, mentre passavo per vie di Roma che conosco bene.Una sensazione di salutare gli alberi, i negozi, le finestre, i semafori.Un pò come tornare a casa per un attimo, o almeno un posto che avevi imparato ad amare, con tutto il suo traffico e confusione.Cercavo, in Baldo degli Ubaldi, in via Cipro e a Piazzale degli Eroi all'andata, e in via Pieralice al ritorno, non ottenendo risultati.Che forse nemmeno volevo ottenere davvero, in un misto di amarodolce pensiero, intanto che il naso si sfiorava con il vetro.


Esibizione meravigliosa, un palco attrezzato come quello del video di "Jhon the revelator", uno dei pezzi dell'ultimo album.
Il loro sound inconfondibile, che ascolto da venti anni, ora era lì, dal vivo.
Brani storici e anche nuovi ovviamente.Apici di delirio quando hanno suonato, uno dopo l'altro, Personal Jesus ed Enjoy the Silence.
Due versioni Live assolutamente da brividi, e sentire intonare 40000 persone i loro incisi, è stato davvero sconvolgente.
Martin Gore e Dave Gahan sono due animali da palcoscenico, il chitarrista si esprime anche con la voce, e ci ha omaggiato con una versione acustica di Shake the Disease.Lui, il microfono e una tastiera che suonava da piano.Migliaia di silenzi intorno, corredati dalla moderna versione degli accendini..display di cellulari che riprendevano il tutto.
E poi altre canzoni, tra cui anche Home, un pezzo riscoperto da me dopo anni, grazie a un lettore cd di una Ford.
Tentazione forte in quel momento, me lo aspettavo quando siamo partiti, e infatti la voglia c'era, ma ho resistito, e ho lasciato solo che la voce di Dave, mentre Home era nell'aria di un cielo romano, fosse registrata dal telefono, insieme al coro che l'aiutava a oltrepassare la copertura dell'Olimpico.

Inimitabili, semplicemente questo sono i Depeche Mode...almeno loro, sono rimasti unici e non clonabili.

Ah già...vero, una piccola sorpresa avevo detto, d'accordo avete ragione.

Ho promesso e mantengo.

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martedì, 18 luglio 2006

Sensazioni..parecchie, stanotte.Belle la maggior parte, un pò meno le rimanenti.Immaginabile.Percorsi obbligati, di vere strade intendo, che portano ad altri arrivi mentali, fatui, impalpabili.
Non dirò nulla, ruberò un foglio che già sà di inchiostro, anche se ancora bianco.
E una sorpresa, piccola per carità, ma grande per chi non la merita.
Tutto qui per ora.Mi ritiro nell'ombra, gonfierò le piume, affosserò il capo tra le ali e gli occhi dorati si chiuderanno.Hanno già visto nella mente dell'umano.

Attesa, che ha un sapore amaro di 90 battiti di sole.

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lunedì, 17 luglio 2006

Oggi vi farò stare qui solo per pochi istanti, giusto il tempo di portarvi a un altro indirizzo, io con le mie ali e voi con un semplice click.

Guardate cosa fanno questi ragazzi...ovviamente in mezzo c'è anche l'umano, almeno ogni tanto lo vedo ridere.

Passiamo da qui prima...e poi andiamo qua.

 

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sabato, 15 luglio 2006

E ancora qui, a filtrare fogli da altri, pensieri sparsi da chiodi fissi, umano da mezzelfo.Ho scelto questi appunti, di qualche giorno fa, perchè io ho visto, e maledico sempre il fatto che il mio becco non si possa stirare in un sorriso, come immagino potreste fare voi, leggendoli.

 

Da queste parti i locali al mare non mancano, non è che siano come il Millionaire in Sardegna, ma insomma, almeno un pò di gente la vedi...e conosci.

In genere, per i maschietti, l'ingresso in un locale, discoteca o stabilimento o qualsiasi altro luogo che preveda la somministrazione di alcool, significa la scansione di almeno un terzo della popolazione femminile, stilando mentalmente una "classifica" tutta personale dove trovano posto, nell'ordine:

Quella che ti tromberesti anche in condizioni climatiche proibitive (a Modena, qualche anno fa, ne ebbi una prova da parte di un amico).

Quella che non è affatto male, la classica carina che ha anche un pò di simpatia, ma è spesso fidanzata o con un'amica rompipalle.

Quella che non ti piace propriamente, ma magari ha qualcosa che ti attira, tipo un paio di tette siderali o un culo da urlo, bilanciati da una manciata di denti tirata a caso in bocca..per esempio.

Ultima, e non a caso, quella che sembra un quadro del '700 scrostato e dipinto pure male, a cui non daresti un sorso d'acqua nel deserto per paura che moltiplichi la specie.

Tutto questo elucubrare lo fai perchè in fondo ti senti il meglio del meglio, non sapendo che magari, tra le donne, tu stai, a volte, tra il terzo e quarto posto.
Comunque, all'inizio è così, quando si entra e ci si ambienta, intorno alle 00,30 diciamo (ora Zulu), poi...iniziano ad avvenire i miracoli dell'alcool...e i famosissimi "Ripescaggi".

Il meccanismo è semplice, e anche la sua spiegazione scientifica.
L'enunciato è "La Topaggine di una donna è direttamente proporzionale alla quantità di Alcool bevuto per Ormone imbizzarrito, diviso per le ore passate" che tradotta in formula viene così:
T=Al*O / h

Ne consegue che dopo un paio d'ore di folla, elimini la prima perchè sai che non sei nelle condizioni di giocarti le tue carte migliori, quindi le altre salgono di un gradino e, alla terza,  per esempio quei denti messi random le stanno pure bene..pensi.

Dopo tre ore, il tutto assume una forma esponenziale, ossia il tuo giudizio non ha quasi più motivo di esistere, dico quasi perchè ancora la dignità ti apre gli occhi e sai perlomeno distinguere un quadro scrostato da un Modigliani.

Ma il meglio, la chicca, l'abisso del maschio, il non plus ultra del tutto..lo raggiungi dopo 4 ore  e svariatissimi drink...arriva il momento del "Fior Di Loto".

Come nei migliori cartoni animati giapponesi, dove tutti si trasformano in qualcosa di migliore, ecco che ogni proprietaria di una "bicicletta mensile", anche quella che avevi escluso fino a un'ora prima, anche quella per cui invocavi la Convenzione di Ginevra...appare, istantaneamente, inspiegabilmente, inequivocabilmente...DONNA..e la vedi bella come un Fior di Loto appunto.

Perchè ogni donna ha una sua bellezza, magari nascosta molto bene ma ce l'ha, ognuna è bella a modo suo, per il semplice fatto di essere donna, quel meraviglioso segreto cosmico che, al confronto, quello di Fatima è una quisquilia.

Ed è lì, in quel momento, che la Divina Provvidenza, sotto forma di amico-che-ti-tira-per-il-colletto, appare come un fulmine a ciel sereno,"Scusa" rivolgendosi a lei "ma dobbiamo ASSOLUTAMENTE andare" strappandoti dall'abisso dove ti stavi rifugiando e facendoti esclamare.."ma..ma..era carina..", anche se dentro di te, molto nascosto, c'è un barlume fievole che ti dice.."ha ragione scemo", e tu lo sai che ha ragione..perchè la tua donna ideale, quella che ti piace davvero..non era certo lì, mescolata al marasma di una notte di bagordi, ma da qualche altra parte..oltre che nei tuoi pensieri.

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venerdì, 14 luglio 2006

Ma il mezzelfo?Non ditemi che non vi interessa, certo capisco che i fogli dell'umano siano più, per così dire, pertinenti alla vostra indole, ma non dimenticate che il mezzosangue è importante quasi quanto lui, a volte anche di più, per come lo trascina in certe cose.
E allora, miei cari ospiti curiosi, prendete nota di dove si sta dirigendo..forse un giorno potreste ripercorrere i suoi passi...chissà...


Credo siano passate un paio di settimane da quando lasciai Loire.
Ho oltrepassato un'altra catena di monti, il cartografo che disegnò questa mappa li ha chiamati Phir'ne.Non ne conosco il significato in questa lingua strana, direi dalle sembianze naniche, ma non ne sono sicuro.La prossima tappa sarà L'Heon, spero sia una città abbastanza grande da trovare tutto ciò che mi necessita per il proseguio.
Il territorio, dopo le temperature fredde e le alte cime, si è trasformato in una pianura a perdita d'occhio, dalla terra riarsa dal sole e punteggiata ogni tanto da solitari alberi, piccole oasi dove trovo ristoro e riposo.
Sembra che nemmeno un Troll sia a proprio agio da queste parti, benchè, ogni tanto, qualche sparuta casa, perlopiù di umani, appaia come un solitario fungo dal terreno.
Seguo un sentiero già tracciato, come se comunque qualcuno passi lungo questa linea solcata nella terra, mi immagino che possa essere il risultato di un esodo di tempi passati, ma tracce di giorni precedenti, di qualche carro, di stivali o anche di ferri di cavallo, mi dicono che non sono pochi a seguire questo percorso.
Le provviste mi basteranno ancora per svariati giorni, Bistrit si trova qualche roditore incauto o insetti abitanti degli alberi, sotto i quali troviamo pausa, volando sempre sopra di me, o appollaiandosi sulla mia spalla.Capisco che il sole gli dia fastidio, infatti, come adocchia una macchia di vegetazione, abbandona subito il ramo di carne e si precipita con veloci battiti su uno naturale.
Mio diario, ancora penso all'Adurant e a ciò che ho lasciato, ma ormai sono in cammino e, da quel che vedo dalle mappe, non vedo l'ora di arrivare al confine di queste terre, oltre c'è solo il mare.La sensazione che ho, mentre ascolto il silenzio del cammino, è come se fossi già passato di qua.Una sensazione piacevole e malinconica al tempo stesso, inspiegabile per il momento, quando arriverò a L'Heon voglio interrogare un indovino, o un mago, forse riuscirò a dare un senso a questo...sempre se un senso c'è.
Riprendo i miei passi, mio fido e muto confessore.Ti saluto come sempre, con un pensiero alla mia Famiglia e uno a chi sai tu, che gli Antichi Eroi veglino.

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martedì, 11 luglio 2006

Un pò della vostra storia, miei cari occhi umani.Il vostro parirazza fà degli incontri inconsueti ultimamente.Questo foglio ne testimonia uno...


Classe 1925.Ha esordito così, insieme a un paio di bestemmie figlie di una terra oltre il Po.Di quel Piemonte così pieno di storia e nobiltà d'altri tempi, non di oggi ovviamente.
Era finita da circa un paio d'ore la finale mondiale, l'euforia si faceva strada tra e su le auto bloccate sull'asfalto, oltre che nell'ennesima birra nata per festeggiare.
Mi beavo ancora delle immagini calcistiche e dei commenti, quando il personaggio è entrato nel pub insieme ai suoi 81 anni interrompendo la visione.
L'ho guardato un attimo, deducendo dall'accento di dove fosse, alla mia domanda, posta con imitazione dialettica da compaesano, annuisce.."Cuneo nè!"

La mia passione per la storia, e per le storie altrui, prende il sopravvento e la mia parola seguente fù "Alpino?"
"Comandi! della Cuneense!" la risposta.Gli offro una birra, a questo vecchio italiano che, a causa di una mente un pò andata, manco si rende conto, o forse non gliene frega niente, di una vittoria sportiva che riesce a unire una nazione perennemente divisa tra campanilismi e tra furbi e coglioni.

Ho finito di leggere "100000 gavette di ghiaccio" circa 20 giorni fa.Un libro che dovrebbero mettere come obbligatorio alle scuole, dove la dignità di un italiano si misura su ben altro che un calcio dato a un pallone, nessuna polemica per carità, solo una constatazione amichevole, sono il primo a guardare la Nazionale.

Dicevo comunque che, avendo ancora negli occhi le immagini evocate da quella lettura, ne approfitto di quel mucchio di anni davanti a me e inizio a chiedere della spedizione Alpina in terra bolscevica dove, quando l'Inverno decide che è ora di lavorare, si arriva anche a 40-50 sottozero.

Nomino la "Julia", la "Tridentina"..e la "Cuneense", i nomi delle brigate del Corpo D'Armata di Spedizione Italiano Alpino, snocciolando posizioni sul Don, un fiume che a scuola ricordi perchè te lo mettono in un mazzo insieme alla Senna, al Pò, al Tamigi e al Reno.
Lui se lo ricorda per un'altro motivo, o forse per altri centomila motivi, e non sò se mi dice sempre la verità, o la sua mente, ormai quasi andata, si diverte a fargli scherzi con ricordi inesistenti.Eppure i nomi son quelli, la "sacca del Don" è quella, e i muli che portavano le slitte con l'artiglieria pure.
"Ci mandarono nella zona sbagliata, dovevamo stare  sul Caucaso, tra i monti, noi Alpini, non in quella pianura dove le nostre penne nere spiccavano sul bianco della neve, ma non passarono...no no"  ridendo con ancora tutta la dentatura inferiore al suo posto, accompagnata da qualche reduce di quella superiore. " Siamo Alpini italiani..noi.." e giù un sorso di birra che sembra acqua, per chi è abituato alla grappa.

Un'ora quasi, di un racconto che rispecchia molto di quello che avevo letto nel libro, e i suoi occhi piccoli, infossati e azzurri, ogni tanto mi sembrano velarsi, ma forse è impressione mia.Lo interrompo ogni tanto, e lui risponde alle mie fuggevoli domande, guardandomi un pò stupito che uno sconosciuto sappia alcuni nomi di villaggi russi, e sia curioso di fatti con sessant'anni d'età sulle spalle e tra le pagine.

Gli chiedo, sommessamente e con timore di andare troppo in là, se ha ucciso, magari faceva parte delle retrovie e degli approvvigionamenti mi dico quindi non era in prima linea.Annuisce, invece, non perdendo mai una certa giovialità, non data certo dal fatto in sè, "Mors Tua Vita Mea" ripete...."è così, mica per altro".
Finisce la birra e si riprende la busta dove tiene la sua casa, probabilmente.
Non è vestito male, non dà dello straccione, e comunque ha una dignità derivante da cose ben più grandi, molto più grandi di qualsiasi titolo nobiliare.
Prima di andar via mi dice una cosa strana, fissa qualche secondo lo sguardo su di me e poi se ne esce con.."Tu dovevi nascere duecento anni fa...potevi fare il filosofo, non sei di questo tempo"...mi imbarazza un pò la questione, vero è che preferisco il campo umanistico allo scientifico, ma da qui a immaginarmi filosofo ce ne corre.

Gli sorrido, ringraziandolo del racconto.Quando esce dal pub lo vedo allontanarsi come se la bolgia mondiale non lo toccasse affatto, ci rifletto un attimo e mi spiego il perchè...non ha bisogno di una coppa del mondo per chiamare Fratello un altro italiano che non sia un suo parente stretto...no, lui non ne ha bisogno davvero...e noi?
 

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