domenica, 05 luglio 2009

Andò così, e fortunatamente il mezzelfo ha l'abitudine di avere un suo diario di viaggio.

 

 

 

Il corvo mi apparve una mattina di autunno.Il vento aveva iniziato a spogliare gli alberi dalle loro foglie e lui, ancora pulcino, era ai piedi di una vecchia quercia.La foresta di Loren era pervasa dai suoni di altri abitanti naturali,che si confondevano con il fruscio delle foglie secche sotto i miei passi.

Quasi implume,con un becco schiuso in un lamento continuo,le zampe ancora non forti da sorreggerlo perfettamente e gli occhi non ancora abituati al volo.

Dimostravo nove anni umani,e pochi compagni di giochi.
questo per le mie orecchie a punta e le altre differenze naturali,che non mi permettevano di ambientarmi completamente nel villaggio di umani,dove erroneamente credevo di esser nato.

Così, quel piccolo corvo divenne il mio unico vero confidente.Sapevo di poter vivere più a lungo di lui, come Natura aveva predisposto e, giorno per giorno,anno per anno,mentre crescevo pensavo a come avrei potuto non vedere più il suo volo,ormai diventato forte, e sentire il suo gracchiare da lontano mentre si avvicinava a me avvertendomi di chissà quali scoperte.

Mi venne in aiuto colei che gli uomini di quel villaggio chiamavano la “Regina”.
Era passato già parecchio tempo dalla volta in cui lo raccolsi da terra, ed era giunto per me il momento di camminare con le mie gambe.Decisi  di partire una notte di novilunio.

La pioggia aveva iniziato a cadere leggera, trattenuta in gran parte dal fogliame sopra la mia testa, mentre percorrevo il sentiero verso la collina del Sapere.
La Regina viveva lì.
Le storie ascoltate intorno ai focolari parlavano di enormi difficoltà per l'avventuriero che avrebbe voluto raggiungerla, ma io non volevo ricchezze o donne, nè onori o glorie.
Io volevo solo la libertà di parlare con chi poteva capire e che non giudicasse i miei atti.

Il sentiero si tuffò nel sottobosco dopo appena qualche ora di cammino, inghiottito dal verde scuro e destinato all'oblio degli alberi.Un paio di volte mi trovai sull'orlo di dirupi che sfumavano nel vuoto, ma alla fine raggiunsi la radura segnata sulla mappa delle terre conosciute.
Mi avvicinai a una sorta di baracca, alla cui destra un olmo dalle dimensioni enormi spuntava dal terreno come un gigante di legno.A pochi passi dall'ingresso vidi la luce tremula di una candela che danzava nella penombra dell'interno.
La notte virava all'alba lentamente, come una nave vira la sua rotta seguendo un vento blando.

Intorno era il silenzio.
A terra, affiancando i miei passi con piccoli saltelli, anche Bistrit non gracchiava.

"Fatti avanti, mezzelfo."

La sua voce grattò quel silenzio e mi fece trasalire per un momento.Ubbidii, dopo aver aperto la destra come in un muto invito verso Bistrit, che usò due battiti d'ali per poggiarsi sull'avambraccio.

"Sei sicuro di quello che vuoi, mezzelfo?"

Non riuscivo a vedere i suoi occhi, il cappuccio di un mantello, liso fino all'inverosimile, aiutava la penombra a diventare ombra sul suo viso.
Non mi chiesi come sapeva, e risposi senza esitare.

"Si"

Mi sentii scrutato nel profondo, poi parlò di nuovo.

"Avvicinati"

Mi disse di incidermi leggermente sulla fronte, con il pugnale da caccia che portavo appeso al fianco.Dopo pochi istanti, un sottile rivolo cremisi iniziò lentamente a formarsi scendendo piano lungo la linea del naso.


Effettuò un incantesimo su Bistrit,rendendolo praticamente indivisibile con la mia vita stessa.Prese delle gocce del mio sangue, una sua piuma dall’ala sinistra e, mormorando delle parole in una lingua a me sconosciuta, bagnò la piuma con il sangue,finchè essa non divenne completamente intrisa.Ai miei occhi essa raccolse il liquido e cambiò colore.Divenne di un blu notte dai riflessi violacei.

Il silenzio fu rotto di nuovo.

”Ora tu e lui avete donato qualcosa all’altro,siete legati per questo,e morrete se uno dei due morrà.Il tuo sangue per dargli vita finchè ne avrai.La sua piuma per darti la libertà di scegliere sempre nel modo migliore.Prigionieri e Guardiani uno dell’altro finchè due occhi,chiudendosi, ne chiuderanno quattro.”

Da allora Bistrit vola sempre prima dei miei passi,a volte invisibile tra le ombre notturne,a volte svelato dal suo gracchiare sommesso,ma sempre unito da un antico patto.
Ancora oggi mio unico confidente di tutto ciò che penso e non dico.

Ancora domani mio amico, qualunque scelta io possa fare….

                                                                                                                                                                          T.M.

       da " I Fogli dell'Origine"

 

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venerdì, 26 giugno 2009

Mi basterebbe dargli solo un grammo di vento, assaggiato in volo.

Si.

Basterebbe solo quello.

Stanotte è una di quelle notti in cui sai che il domani non sarà una gran giornata, e ti rendi conto che gli anni passano.

Velocemente pure.

Con il loro passare risucchiano parecchio, e a volte vanno ad intaccare anche le tue passioni.Quindi domani non sarà una gran giornata, per via delle incombenze materiali della vita, degli appuntamenti di cui faresti a meno, come per esempio quello con il tuo commercialista.

I commercialisti di noi poveri esseri umani, non quelli che costituiscono gli eserciti alle dipendenze di facoltosi, mi sembrano dei dottori che cercano di fermare un'emoraggia continua e che schizza fuori da ogni parte del corpo, tamponando da una parte e lasciando gocciolare dall'altra.
Alla fine li paghi pure, e quella è l'ultima ferita che si apre.

Ma poi uno non è che ce l'ha con loro, uno ce l'ha con il sistema che ti costringe ad avere un contratto vitalizio con qualcuno della categoria.
Perchè non è possibile districarsi nel labirinto elefantiaco del fisco da soli.
Non bastava dire "tu mi devi il venti per cento di quel che guadagni ma, se scopro che mi rubi un centesimo da quel venti per cento, ti tolgo qualsiasi cosa sia intestata a te e alla tua famiglia per sette generazioni, compresi i rami di secondo grado.", no, bisogna scendere e salire per le scale ripide della matematica e delle varie Partite.

Ok, si diceva che anche le passioni vengono corrose dagli anni, quando scopri che forse non ci metti più l'entusiasmo di prima, magari anche per le vicende di cui sopra, e ti chiedi cosa ci vorrebbe per ridare energia a una dinamo che gira per inerzia.

Perchè qualcosa devi trovare.
Perchè qualcosa devi fare.
Perchè qualcosa devi avere, per sentirti vivo.
Perchè qualcosa devi pur sognare, per fiutare la libertà da lontano.

Ti ci aggrappi a quel sogno, che sai impossibile, ma ti ci aggrappi.
Sapendo che domattina cadrai su una realtà fatta da schemi sempre più complessi, dove impari a districarti da uno e altri dieci ti avvinghiano come piovre.

Rallentando il passo, consumando gli anni, corrodendo le passioni.

Stanotte è una di quelle notti dove anche un sogno, dal friabile profumo di libertà, può farti stare meglio.
Almeno fino a domattina.
Quando cadrai da un paio d'ali nere, che ti han portato dove gli unici ostacoli si chiamano nuvole.

"Lavati bene la faccia, e guarda se dalla dinamo arriva l'energia per accendere un pò gli occhi...ti servirà, fidati."

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mercoledì, 17 giugno 2009

Ovviamente c'ero anche io, che ogni giorno volo sui passi dell'umano e del mezzelfo...

 

 

 

 

Se ieri notte fossi stato il cielo di Roma, avrei fermato il mio girare.Mi sarei fermato immobile, con le nuvole ferme come tratti di pennello e il vento muto come silenzio.Me ne sarei stato li, mentre la musica saliva verso di me, a raccogliere ogni nota e parola che prendevano scale invisibili.
Il cielo di Roma continuava, invece, il suo girare, mentre 40000 persone sotto di lui assorbivano le melodie di uno di quei gruppi che ormai non ne nascono più.
E quando, senza saperlo, ti fanno certi regali, a che servono più le parole?

 

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martedì, 16 giugno 2009

Sshhhhh.....

 

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mercoledì, 10 giugno 2009

Da un appunto del mezzelfo, salendo per il mio becco, mi viene un pensiero.

Sarà per questo...che io sono immaginario?

 

 

"Non v'è nulla, in terra, che assomigli al volo più dei propri sogni"

                                                                                                      

 

 

 

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mercoledì, 03 giugno 2009

Almeno le parole, nella vostra lingua, sono corrette.

 

Sono nato con il segno sbagliato
nella casa sbagliata
con l’ascendenza sbagliata
ho preso la strada sbagliata
che portava a tendenze sbagliate
ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
per la ragione errata e la rima sbagliata
nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata

Sbagliato

Sbagliato

C’è qualcosa che non va in me dal punto di vista chimico
qualcosa di sbagliato di intrinseco a me
il mix sbagliato nei geni sbagliati
ho raggiunto il fine sbagliato con i mezzi sbagliati
è stato un piano sbagliato
nelle mani sbagliate
con la teoria sbagliata per l’uomo sbagliato
le bugie sbagliate, sulle vibrazioni sbagliate
le domande sbagliate con le risposte sbagliate

Sbagliato

Sbagliato

Stavo marciando con il tamburo sbagliato
con la schiuma sbagliata
a prendere in giro l’energia sbagliata
usando tutte le linee sbagliate
e i segni sbagliati
con l’intensità sbagliata
ero nella pagina sbagliata del libro sbagliato
con la sbagliata interpretazione del gancio sbagliato
ho fatto la mossa sbagliata, ogni notte sbagliata
con il suono sbagliato finchè divenne corretto, yeah

Sbagliato

Sbagliato

Troppo lungo

Sbagliato

Sono nato con il segno sbagliato
nella casa sbagliata
con l’ascendenza sbagliata
ho preso la strada sbagliata
che portava a tendenze sbagliate
ero nel posto sbagliato al momento sbagliato
per la ragione errata e la rima sbagliata
nel giorno sbagliato della settimana sbagliata
ho usato il metodo sbagliato con la tecnica sbagliata

                                                                                                               Lyrics by  M.L.Gore

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lunedì, 18 maggio 2009

Io, nei miei occhi ambrati, seguo il cammino dell'umano.E raccolgo fogli che altrimenti andrebbero persi.

 

 

 

 

Nei miei occhi magri,

affamati di un passato ridotto all'osso,

pupille dilatano,

come liquido su vetro,

in visi sorridenti e polverosi.

 

Nei miei occhi magri,

ammalati di sorrisi in carne,

dilaghi via,

come inchiostro rovesciato,

cavalcando dorsi acquosi.

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domenica, 10 maggio 2009

"Nella peggiore delle ipotesi potremmo lasciarci..."

La frase cadde come un sasso in uno specchio d'acqua.

Le parole rimbalzarono nella testa di lei come monete in un pozzo, prima di giungere sul fondo della sua coscienza.

Lo guardò, prima di parlare a sua volta.

"...e nella migliore?"

Volute di fumo, come fantasmi di parole, uscirono dalle labbra circondate da una barba ormai spruzzata di grigio.

Non la guardò mentre rispondeva, i suoi occhi erano persi da qualche parte nel mare là davanti.Avrebbe voluto mostrarle i colori sotto la superficie, portarla dove gli consentivano le braccia, avere altri viaggi da fare insieme.

Avrebbe voluto sapere, più che altro, che quella storia sarebbe andata avanti, ma percepiva già che non sarebbe avvenuto.

Non la guardò mentre rispondeva, i fantasmi di parole divennero suoni di parole.Gettò la sigaretta lasciando un sorriso amaro attaccato al filtro e si alzò tendendole la mano.

"..Non c'è...ma nel frattempo ti amerò con tutto me stesso"

image by mrpitone on deviantart

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domenica, 03 maggio 2009

Le briciole,

 di qualsivoglia genere,

possono bastare a me, non certo all'umano.

Di qualsivoglia genere.

Mi sei rimasta briciole, sei sparpagliata su questa materia grigia come granelli di zucchero su una torta, non hai più una forma, non c'è più un sorriso, nemmeno un ricciolo è rimasto disegnato da quelle briciole.
Sei un taglio aperto che non sanguina più.Per la cicatrice dicono che bisogna attendere ancora un bel pò.

Non ho fretta.

L'importante è che non abbia fretta chi verrà.

Sei ancora un taglio dicevo, senza che i lembi siano rimarginati, e posso ancora vedere, se chiudo gli occhi, quei giorni in cui fu commesso.

Ti trovo sempre, ogni giorno e nei tratti nascosti di una città che non è mai stata tua, e ogni giorno ti perdo quando capisco che non avrò notizie di te.
Ti cerco spesso nelle camminate e nei capelli di chi manco so il nome e mai lo saprò, e ti perdo sempre, una volta ancora, nelle risate di un'altra donna.

Ho scritto d'altre, ad altre, per altre.
Eppure, in certi fogli, quelle preposizioni rimangono tue, confusa nelle altre e alternandoti tra loro come il paragone che non può e non deve esistere.
A volte mi fisso nel pensiero di te, e mi pare di guardare lontano, in un indietro che mostra rughe del remoto, e di avere al tempo stesso una messa a fuoco come se ti avessi davanti agli occhi.

Poi accade il contrario.

Sembra ieri, e a volte anche domani, che si stava in paesini spagnoli con i piedi nell'Atlantico, ma la mente, pur raccorciando il tempo, non riesce a vedere che granuli d'immagini, formata da stralci di parole, l'abbozzare di un gesto, un modo di dormire e tanto altro.Tutto insieme, un patchwork di un patchwork.

Hai la sostanza di quella sensazione come quando c'è un piccolo riflesso della finestra sulla tv, se non ci si fa caso sembra che non ci sia ma, quando l'occhio lo percepisce, sembra più grande di quel che è.

Ecco, sei così, un taglio del genere.
Solo briciole, da piluccare distrattamente su un tavolo ancora apparecchiato per due, con una sedia vuota davanti.

image by =porg on deviantart

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sabato, 18 aprile 2009

Quando l'orizzonte è piano in ogni direzione, volare o camminare è la stessa cosa.

Pensieri asciutti, lasciati a penzolare su un ramo da un becco ladro.

 

Prendo una biro, la giro tra le mani come a scrutare se si vedono lettere all'interno dell'inchiostro.Nei vecchi astucci capitava spesso che il liquido uscisse fuori a macchiare l'interno e non c'era carta assorbente che potesse eliminare il danno.

Oggi credo che tutto quell'inchiostro contenesse pensieri inespressi, sensazioni affogate nel blu scuro o nel nero, accenti sparpagliati, come rami lungo un fiume, e parole che non avrebbero mai visto la luce, morte prima di nascere.

A raccoglierle tutte ci sarebbe stato da scrivere un libro.

Poso la biro, la moleskine stasera non sarà tatuata da nessun segno che possa ricondurre a un pensiero o emozione.
Mi concentro sulla tastiera, questa cosa che l'inchiostro non lo contiene ma lo simula.Provo a scrollarla, per vedere se esce qualcosa di buono ma, oltre a qualche sputo di tabacco e granelli di polvere, danzanti alla luce azzurrognola del monitor, nessun'idea sguscia via da quei cubi con le lettere.

Manca qualcosa, o qualcuno.

Mi ritrovo a pensare a un passato che assomiglia a un deserto, le cui dune hanno pian piano coperto i profili di ciò che era.
In realtà ci cammino per questo deserto, senza punti di riferimento, se non quello di andare avanti.La difficoltà è scegliere la direzione dato che, senza una bussola, anche il miglior esploratore è perso.

Ci si potrebbe affidare alle stelle.

Certo.

Ma loro stanno in alto e il cielo non sempre le mostra, come una donna che non vuole spogliarsi del tutto.
Chi mi assicura che non stia girando in tondo, o che il cammino non porti ad altre dune, tutte uguali con la loro curva morbida di sabbia, sfuggevole e in movimento.

Ogni tanto , anche nel deserto, si incontra un fiore e l'unico dilemma è vedere quanto vivrà, o passare oltre, lasciandolo al suo destino e cercando di andare incontro al proprio.

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by Tanakis | commenti (14) | commenti (14)(popup)
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