mercoledì, 04 novembre 2009


Grondava inchiostro, dal mio becco, mentre rubavo poche righe.





Girando inquieto,
      su trame di tessuto d'asfalto,
filo perso da discorsi sbiaditi,
      mi sorpresi,
tra lo stordito e l'ordito,
      a raccontar al vento ciò che eri.

                   Ma


Grondava acqua, 
      quel cielo di ieri,
con nuvole spremute fino ai lampi, 
      dai tuoni a mare senza suono.
E la ruggine, formata sulle parole,
      corrodeva le travi del mio pensiero.



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mercoledì, 21 ottobre 2009
Le giornate camminano anche quando sono fermo.
Seduto, come avrebbe apprezzato Confucio, a pensare che possa passare qualche cadavere.
In realtà non me ne frega un cazzo dei cadaveri, penso più a queste giornate che camminano da sole, senza i miei passi.Sono giornate che mi passano davanti senza che io le degni di uno sguardo.
Hanno sole e freddo addosso, e occhi di vetro.Assenti e monotoni nelle espressioni.

Allora me ne accendo tante, seduto su questo scoglio a mezzavia,
per ingannare la testa e fare due smorfie al cielo, a chiedergli una manna che non c'è.
E poi mi perdo ogni tanto, con le iridi fisse su ricordi di pietra , simulacri miliari di un vecchio cammino. Aguzzando lo sguardo e aggrottando la fronte percepisco ancora sfumature, irrorate da sorrisi senza suono.

Le orecchie sono più asettiche come organo sensoriale, hanno la freddezza di dire le cose come stanno, non a caso sono il primo dei cinque sensi che si sviluppa in un feto.Ti tengono a contatto con la realtà, ti svegliano dai sogni, e contengono anche l'equilibrio.Buffo pensare che una cosa che mantiene il tuo equilibrio fisico,recepisca suoni (parole?) che potrebbero minare il tuo equilibrio mentale.
Quando si sta su questi scogli, come rospi in attesa di una libellula,le orecchie si chiudono.
Estraniarsi diventa necessità.
Di necessità si fa virtù.

Anche se fossero aperte, non sentirebbero nulla di quel che si vede lontano.Segni a matita semicancellati, vignette di un cartoon d'annata, grafite spazzata via, come polvere dal vento.Aggiorno la mia esistenza con messe in moto sbagliate.Marcia ancora in folle, pedale del gas nemmeno sfiorato, che sembra nemmeno più sappia dove sia.
E loro passano, queste giornate maledette, che dovresti benedire Qualcuno in alto, o chi per lui, per fartele vedere, e invece si è tentati a ignorarle o a cercare di capire quale sia il punto di vista migliore.Non in assoluto, ma quello che gratifica.


Camminano sempre, queste bastarde, con la testa piena di rumori d'auto e campane registrate, con il viso impuro di bugie e le orme piene d'incongruenza.
Ti chiedi dove sono, quelle che passavano con buoni propositi e promesse elettorali per una vita senza pensieri.
Vorrei scrivere molto altro, su quest'appoggio che nemmeno un pennuto di mia conoscenza avrebbe scelto, ma la voglia è ingoiata dal risucchio delle ore nell'imbuto, e se ne va via con un gorgoglio sommesso,.

Queste giornate, lunghe quanto la vita di una farfalla, che avranno pure altri mille colori da vedere e capire.
Come capitava una volta.
Basta solo trovare il punto di vista migliore.
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giovedì, 15 ottobre 2009
The way you move
Has got me yearning
The way you move
Has left me burning
I know you know what you’re doing to me
I know my hands will never be free
I know what it’s like to be
In chains

Non era solo il tuo modo di muoverti.Lo penso, mentre appoggio sul letto giacca e camicia.Era anche quello, certo, ma c'era altro.Scivolo le dita tra le fila di cravatte impiccate nell'armadio.Lingue di stoffa che dovrebbero dire parecchio di chi le porta.Frugo con gli occhi, mentre seguo il pezzo dei Depeche con le labbra.Sono anni che non ne indosso una che non sia per una cerimonia, lo specchio mi rende un riflesso di peli bianchi sul petto e la perplessità di uno sguardo, quando ne sfilo una completamente nera.La camicia pulita è sempre un pò fredda quando la infili e la senti sulle braccia, è una piacevole sensazione.

The way you move
Is meant to haunt me
The way you move
To tempt and taunt me
I know you knew on the day you were born
I know somehow I should’ve been warned
I know I walk every midnight to dawn
In Chains

I bottoni entrano nelle asole come fossero delle vergini, incatenano stoffa contro stoffa, come un amplesso carne contro carne.Non era solo il tuo modo di muoverti.Sento la barba leggermente abrasiva contro il colletto di cotone, tre lame e un pennello risolveranno la cosa.Radersi può essere una seccatura per alcuni, per me è un piacere.Dipende solo dai punti di vista.E dal tipo di pelle.Farlo con la camicia addosso e sbottonata ti aiuta a prendere bene le misure.Capisci ad occhio dove chiuderà la linea della camicia sul collo.La prima volta che ci si rade si pensa di aver chiuso il bambino nell'uomo.Cognizione sbagliata.Si dovrebbe aprire l'uomo al bambino.Molte cose manterrebbero quel fascino che hanno la prima volta.Come farsi la barba.

You’ve got me dying for you
Its you that I’m living through
You’ve got me praying to you
Saying to you anything you want me to
You’ve got me reaching for you
My soul’s beseeching me too
You’ve got me singing to you
Bringing to you anything you ask me to

La cravatta è qualcosa di personale, così come il nodo.Ne conosco vari e diversi tra loro e immagino che tu lo ricordi, perchè non era solo il tuo modo di muoverti.
Sensazione conosciuta quella di sentire il colletto che sfiora i lobi e guardarsi in faccia dentro uno specchio che a volte non ne può più, mentre le mani tirano, come  estremi di una carrucola, le lingua di stoffa nera.Ci si ferma a un certo punto, si fanno le somme ad occhio, basate sull'esperienza.Ma certe volte non basta, si rifà tutto da capo, ricostruire dopo il disfare.Scelgo quello che ti piacque quella volta, la prima che mi hai visto.
E la musica va avanti, come la giornata con una coperta di freddo e sole.


The way you move
Is mesmerizing
The way you move
Is hypnotizing
I know I crumble when you are around
Start to mumble a bit of a false sound
Stagger, stumble, shackled and bound
In chains

Il nodo viene perfetto prima o poi, bisogna solo riprendere la mano, questione di un attimo, che non dimentichi per una vita.Come andare in bicicletta.O pressapoco una cosa del genere.
Non era solo il tuo modo di muoverti.M'ipnotizza anche quello che non si muove, che sedimenta nel fondo, stratificandosi.Era bello vedere da quali radici nascessero quei germogli che mi incuriosivano.
Ci passo sopra, stando attento a non rompere niente quando invece dovrei gettare tutto.L'equilibrista sulla storia.
Infilo la giacca, e copro gli occhi con lenti scure.Il verde si nasconde e i ricordi son rinchiusi.

Chiudo la porta.
Non il bambino.

Non era solo il tuo modo di muoverti, era che ogni cosa mi sembrava muovesse da te.


Chiudo la porta.
Non il bambino.


You’ve got me dying for you
Its you that I’m living through
You’ve got me praying to you
Saying to you anything you want me to
You’ve got me reaching for you
My soul’s beseeching me too
You’ve got me singing to you
Bringing to you anything you ask me to

I’m in chains

In chains, I’m in chains
In chains, I’m in chains
In chains, I’m in chains

Lyrics by Martin L. Gore
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domenica, 04 ottobre 2009
 


Un anno per ogni rosa,
cinque rose per un fiore.




image by valeragorokhov on deviantart.com
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domenica, 27 settembre 2009
Ma lo sai che vuol dire,

fermare le mani centinaia di volte prima che, in quel vano tentativo di chiudere l'aria tra le dita, si concentri la voglia di un contatto?

Sai che forza di volontà ci vuole per rinnegare una propria idea, di quelle che la I ti sembra il tronco di una quercia per quanto la ritieni solida?

Quanto vento in faccia devi prendere prima di poterti riparare in una rientranza della tua anima?

E sai quante volte, in giorni ormai perduti, si pensa a quel modo di fare che
intrigava la mente più di un dedalo di labirinti, e quante di quelle stesse
volte, ci si scopre a guardare in lontananza, sperando in una maniera un pò
idiota che lungo quella linea d'orizzonte appaia quel che si vorrebbe vedere?

E stasera, non piove nemmeno, ad ingannare gli occhi.







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mercoledì, 23 settembre 2009


Il mezzelfo è quasi tornato in Adurant, l'umano sta solo facendo dei passi e, per quanto mi riguarda, sono con entrambi.

Chè da quest'albero non pendano mai foglie morte, ma solo fogli di vita.


Dicono che scrivere sia terapeutico.Io dico che prima di fare una terapia bisogna sapere cosa curarsi.

Non è questo il caso.

 

Vediamo che sapore ha questa pillola di parole, chissà se la lingua ci scivolerà sopra o si impunterà su dorsi di ricordi.

La terapia prevede anche musica.

Play Dave, play.

Nuovo cd, tour assaggiato da poco, anche se riandrei di corsa in una delle prossime date.Altre cose da preparare prima di iniziare la terapia.Chimica e luce.

Click.L’interruttore ti risponde così, quando lo spingi.Il rumore del respiro non si può scrivere, ma lo sento io, alla prima boccata di chimica.

Ok , pare che ci sia tutto  e, anche se  non abbiamo nulla da guarire, mi scopro a pensare che faccia rima con capire.

 

Sta cadendo una pioggia leggera, di quelle che quando hai l’ombrello pare il tamburellare delle dita sul tavolo.Quando ero piccolo e c’erano i temporali con fulmini e tuoni, mia madre mi diceva sempre che era “nonno che va in carrozza”.

Tra duecento anni, ammesso che ancora qualcuno di noi cammini sulla terra, i bambini manco sapranno cos’è la carrozza.Sarà un termine caduto in disuso, magari diranno che è “nonno sul meteorite”.

A me invece piaceva pensare che mio nonno si facesse delle belle passeggiate con tuba e papillon su una di quelle carrozze londinesi, a frustare nuvole che lo portavano in giro per il cielo.Non che io sapessi molto, a quell’età, di carrozze tube e papillon.Ma leggevo già da qualche anno, e alcuni libri avevano immagini.

In realtà mi piace ancora pensarlo.Quel nonno che non ho nemmeno conosciuto e che se ne andò un 28 di luglio, sette giorni prima che io facessi un anno.

Mi è stato detto che in quel periodo era lui ad alzarsi la mattina, i miei non vivevano ancora da soli, a preparare il latte per me.Poi andava da mia madre svegliandola piano “anna..anna...è pronto il latte, ho già sentito che non scotti”.

Ad Anna, suo padre manca ancora, dopo quasi 40 anni di assenza.

 

Ma non volevo nemmeno scendere da queste parti, solo che negli ultimi tempi ci sono stati dei cambiamenti nella mia vita.Quando accadono, uno pensa un pò a quel che ha fatto, e magari si scivola troppo indietro nei ricordi, o in quelli presunti tali.

Da circa tre settimane sono disoccupato.Prima volta che mi accade, eppure non ho paura.Se ci rifletto mi dico che è incoscienza, ma avrei avuto più difficoltà a tenere aperta quell’attività che a cercarmi un lavoro.

Era finita, come quelle storie che ti muoiono piano, quelle che non sai quando ma sai che accade.Negli ultimi due anni ho messo tutto quel che avevo, mentalmente e fisicamente, per farle riprendere vita.

Non è servito.

Eppure non sono triste per questa cosa, è un cambiamento che mi libera dall’immobilità in cui ero rimasto.Una leggera delusione, perchè dodici anni non sono così pochi, ma ho la serenità di aver fatto la cosa giusta.

Ora che ci penso, a parte questa piccola cosa non è che sia successo tutto questo gran cambiamento.Non è che sono andato a lavorare alla Nasa o mi sono ritirato in un eremo dopo aver avuto visioni mistiche.

Sto solo cercando un altro lavoro.

 
                                                                                                 ***

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Ogni tanto mi mancano i suoi riccioli, pensavo anche a questo ora.

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Annuso l’aria bagnata, il pavet qua sotto è lucido e oppresso dalle auto,
è una notte fresca e mio nonno pare non si sia fatto nemmeno una passeggiata.

Dicono che scrivere sia terapeutico...

...sarà.

***image by EvlReaper on deviantart.com

 
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sabato, 12 settembre 2009

1...

2...

3...

4...

.........

Siamo numeri, lo siamo per tutto.

Per lo Stato, per i datori di lavoro, per fare la spesa e anche per un loculo al cimitero.

Siamo numeri, che si cercano spaesati nel grande mondo delle relazioni.Ci uniamo, ci dividiamo, a volte ci moltiplichiamo e non ci sottraiamo quando c'incontriamo.

Abbiamo mille proprietà che a stento noi stessi apprezziamo.

Siamo numeri che danno peso ad altri numeri.Quanto guadagni?quanti anni hai?quanti uomini hai avuto?quante donne hai avuto?.

Siamo numeri di quella matematica che non è un'opinione ma, a conti fatti, sull'Amore ognuno ha la sua, e spesso non coincide con quella di chi abbiamo davanti.Qua uno più uno non fa sempre due, ma avrà una parte di variabili indefinite causate da altri numeri.

Cerco qualcosa che pensavo fosse già trovata, ma l'equazione era evidentemente sbagliata.

image by ianmt on deviantart.com

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mercoledì, 09 settembre 2009

Cos'è stato?

Lampo di una notte che fa straordinari,
abbaglio di un micron,
millimetro di un infinito felice.

Frattura del buio,
echi dal passato,
vasi rotti di cerebrale porcellana.

Sensazione di contorni sfocati e chiari,
di una primavera nell'inverno,
di lenzuola disordinate e umide.


Cos'è stato?


Papille che vibrano in sincrono con le pupille,
saliva che va via e malinconia che torna,
parole con la faccia dura e senza un tono.

personaggi di fantasia a far da tramite,
nomi immortali su lapidi di vetro,
solo un sussurro, o il fragore del tuono.

Quel momento in cui era più di tutto e,
subito dopo,
fu anche meno del niente.

Cos'è stato?

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mercoledì, 19 agosto 2009

Nè umano, nè mezzelfo.

Oggi le parole sono d'ossa cave e piume,
di remiganti e timoniere,
di becco ladro e occhi d'ambra,
di zampe artigliate e cupo gracchiare.

Oggi sono mie,
sparpagliate dal ramo senza affiggerle,
perchè prima o poi,
sballottate e levigate dal vento,
arrivino ad orecchie puntute e a cuore umano.

 

Parecchie vostre domande, che rivolgete agli altri, non dovrebbero nemmeno esser concepite, dato che la maggior parte delle loro risposte è solo un penoso aborto di sincerità, e l'ipocrisia è la madre di questi figli indesiderati.

Questo, fortunatamente, non tocca chi può volare.

 

Non v'è bisogno di conoscere le menzogne altrui, per esser coscienti delle proprie verità.

by Tanakis | commenti (9) | commenti (9)(popup)
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sabato, 15 agosto 2009

...E quelle che sanno

spiegarti l'amore,

o provano almeno

a strappartelo fuori.

E quelle che mancano

sanno mancare

e fare più male.....

L.L.

by Tanakis | commenti (4) | commenti (4)(popup)
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