Andò così, e fortunatamente il mezzelfo ha l'abitudine di avere un suo diario di viaggio.
Il corvo mi apparve una mattina di autunno.Il vento aveva iniziato a spogliare gli alberi dalle loro foglie e lui, ancora pulcino, era ai piedi di una vecchia quercia.La foresta di Loren era pervasa dai suoni di altri abitanti naturali,che si confondevano con il fruscio delle foglie secche sotto i miei passi.
Quasi implume,con un becco schiuso in un lamento continuo,le zampe ancora non forti da sorreggerlo perfettamente e gli occhi non ancora abituati al volo.
Dimostravo nove anni umani,e pochi compagni di giochi.
questo per le mie orecchie a punta e le altre differenze naturali,che non mi permettevano di ambientarmi completamente nel villaggio di umani,dove erroneamente credevo di esser nato.
Così, quel piccolo corvo divenne il mio unico vero confidente.Sapevo di poter vivere più a lungo di lui, come Natura aveva predisposto e, giorno per giorno,anno per anno,mentre crescevo pensavo a come avrei potuto non vedere più il suo volo,ormai diventato forte, e sentire il suo gracchiare da lontano mentre si avvicinava a me avvertendomi di chissà quali scoperte.
Mi venne in aiuto colei che gli uomini di quel villaggio chiamavano la “Regina”.
Era passato già parecchio tempo dalla volta in cui lo raccolsi da terra, ed era giunto per me il momento di camminare con le mie gambe.Decisi di partire una notte di novilunio.
La pioggia aveva iniziato a cadere leggera, trattenuta in gran parte dal fogliame sopra la mia testa, mentre percorrevo il sentiero verso la collina del Sapere.
La Regina viveva lì.
Le storie ascoltate intorno ai focolari parlavano di enormi difficoltà per l'avventuriero che avrebbe voluto raggiungerla, ma io non volevo ricchezze o donne, nè onori o glorie.
Io volevo solo la libertà di parlare con chi poteva capire e che non giudicasse i miei atti.
Il sentiero si tuffò nel sottobosco dopo appena qualche ora di cammino, inghiottito dal verde scuro e destinato all'oblio degli alberi.Un paio di volte mi trovai sull'orlo di dirupi che sfumavano nel vuoto, ma alla fine raggiunsi la radura segnata sulla mappa delle terre conosciute.
Mi avvicinai a una sorta di baracca, alla cui destra un olmo dalle dimensioni enormi spuntava dal terreno come un gigante di legno.A pochi passi dall'ingresso vidi la luce tremula di una candela che danzava nella penombra dell'interno.
La notte virava all'alba lentamente, come una nave vira la sua rotta seguendo un vento blando.
Intorno era il silenzio.
A terra, affiancando i miei passi con piccoli saltelli, anche Bistrit non gracchiava.
"Fatti avanti, mezzelfo."
La sua voce grattò quel silenzio e mi fece trasalire per un momento.Ubbidii, dopo aver aperto la destra come in un muto invito verso Bistrit, che usò due battiti d'ali per poggiarsi sull'avambraccio.
"Sei sicuro di quello che vuoi, mezzelfo?"
Non riuscivo a vedere i suoi occhi, il cappuccio di un mantello, liso fino all'inverosimile, aiutava la penombra a diventare ombra sul suo viso.
Non mi chiesi come sapeva, e risposi senza esitare.
"Si"
Mi sentii scrutato nel profondo, poi parlò di nuovo.
"Avvicinati"
Mi disse di incidermi leggermente sulla fronte, con il pugnale da caccia che portavo appeso al fianco.Dopo pochi istanti, un sottile rivolo cremisi iniziò lentamente a formarsi scendendo piano lungo la linea del naso.
Effettuò un incantesimo su Bistrit,rendendolo praticamente indivisibile con la mia vita stessa.Prese delle gocce del mio sangue, una sua piuma dall’ala sinistra e, mormorando delle parole in una lingua a me sconosciuta, bagnò la piuma con il sangue,finchè essa non divenne completamente intrisa.Ai miei occhi essa raccolse il liquido e cambiò colore.Divenne di un blu notte dai riflessi violacei.
Il silenzio fu rotto di nuovo.
”Ora tu e lui avete donato qualcosa all’altro,siete legati per questo,e morrete se uno dei due morrà.Il tuo sangue per dargli vita finchè ne avrai.La sua piuma per darti la libertà di scegliere sempre nel modo migliore.Prigionieri e Guardiani uno dell’altro finchè due occhi,chiudendosi, ne chiuderanno quattro.”
Da allora Bistrit vola sempre prima dei miei passi,a volte invisibile tra le ombre notturne,a volte svelato dal suo gracchiare sommesso,ma sempre unito da un antico patto.
Ancora oggi mio unico confidente di tutto ciò che penso e non dico.
Ancora domani mio amico, qualunque scelta io possa fare….
T.M.
da " I Fogli dell'Origine"

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